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Felicità Interna Lorda

 

CHIEDI alla gente come si sente invecchiando, e probabilmente risponderà nello stesso modo di Maurice Chevalier: “La vecchiaia non è così male se si considera l’alternativa.”
Irrigidimento delle articolazioni, indebolimento dei muscoli, vista bassa e offuscamento della memoria , insieme con il disprezzo incurante del mondo moderno per il vecchio, sembra una prospettiva migliore della morte, forse, ma non molto. Eppure l’uomo non deve temere l’invecchiamento. La vita non è un lungo e lento declino da altipiani soleggiati verso la valle della morte. E’, piuttosto, una curva a U.

Quando le persone iniziano la vita adulta, sono, in media, piuttosto allegre. Le cose vanno in discesa dalla giovinezza fino alla mezza età, fino a raggiungere un nadir comunemente conosciuto come la crisi di mezza età. Così familiare a molti. La parte sorprendente succede dopo. Anche se le persone in vecchiaia perdono in acutezza mentale e look, guadagnano ciò che le persone perseguono per tutta la loro vita: la felicità.

Questo curioso risultato è emerso da una nuova branca dell’economia che cerca una misura più soddisfacente dei soldi per quantificare il benessere umano. L’ Economia convenzionale usa il denaro come un mezzo per l’utilità, non per la felicità. Ma alcuni economisti, convinti che vi sia un rapporto diretto tra il denaro e benessere, hanno deciso di andare al nocciolo della questione e misurare la felicità stessa.

Queste idee sono penetrate nell’arena politica, a partire dal Bhutan, dove il concetto di Felicità Interna Lorda forma i processi di pianificazione. Tutte le nuove politiche devono avere una valutazione della FIL, simile alla valutazione di impatto ambientale comune in altri paesi. Nel 2008 il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha chiesto a due-premi Nobel economisti, Amartya Sen e Joseph Stiglitz, di studiare una misura più ampia di contentezza nazionale del PIL. Poi il mese scorso, David Cameron ha annunciato che il governo britannico avrebbe cominciato la raccolta di dati sul benessere.

Ci sono già un sacco di dati in materia raccolti da, per esempio, la General Social Survey americana, Eurobarometro e Gallup. le indagini chiedono due tipi principali di domande. Una riguarda la valutazione delle persone della loro vita, e l’altra come si sentono in un determinato momento. La prima va lungo le linee di: pensare la tua vita nel suo complesso, come ti senti? Il secondo è qualcosa di simile: ieri, si è sentito felice / contento / arrabbiato / ansioso? La prima domanda misura il benessere globale, e la seconda il benessere edonistico o emotivo. Non suscitano sempre la stessa risposta: avere figli, per esempio, tende a far sentire meglio la vita nel suo complesso, ma aumenta anche la possibilità di sentirsi spesso arrabbiati o ansiosi.

Gli statistici setacciano le enormi quantità di dati e annaspano, cercando di trovare la risposta alla domanda perenne: cosa rende le persone felici?

Quattro fattori principali, sembra:

  • Il genere,
  • la personalità,
  • le circostanze esterne
  • l’età.

Le donne, in generale, sono leggermente più felici degli uomini. Ma sono anche più suscettibili alla depressione: un quinto a un quarto delle donne sperimentano la depressione ad un certo punto della loro vita, rispetto a circa un decimo di uomini. Il che suggerisce sia che le donne sono più propense a provare emozioni estreme, o che alcune donne sono più tristi degli uomini, mentre la maggior parte sono più allegre.

Due tratti di personalità brillano attraverso la complessità della analisi: nevrosi ed estroversione. Persone nevrotiche, inclini al senso di colpa, rabbia e ansia tendono ad essere infelici. Le persone nevrotiche non sono solo inclini a sentimenti negativi: esse tendono anche ad avere una bassa intelligenza emotiva, che le rende inadatte a formare dei rapporti, il che a loro volta li rende infelici.

L’ estroversione fa il contrario. Coloro che amano lavorare in team, tendono ad essere più felici di quelli a “porte chiuse”. Questo tratto della personalità può aiutare a spiegare alcune differenze culturali: uno studio di gruppi simili di inglesi, cinesi e giapponesi ha scoperto che gli inglesi erano, in media, più estroversi e più felici di cinesi e giapponesi.

Poi c’è il ruolo di circostanza. Tutti gli accadimenti nella vita delle persone, come i rapporti, l’istruzione, il reddito e la salute, formano il modo di sentire. Essere sposati dà alle persone un notevole sollievo, ma non così grande come l’oscurità che scaturisce dall’essere disoccupati. In America, essere nero era spesso usato per essere associato a più bassi livelli di felicità, anche se i dati più recenti indicano che l’essere neri o ispanici è oggi associata a una maggiore felicità. Le persone con bambini in casa sono meno felici rispetto a quelli senza. Le persone più istruite sono più felici, ma l’effetto scompare una volta che il reddito è fisso. L’ Istruzione, in altre parole, sembra rendere felici le persone, perché li rende più ricchi. E le persone più ricche sono più felici di quelle povere, anche se questo è un argomento controverso.

Infine, vi è l’età. Chiedi a un gruppo di 30enni ead  un altro di 70enni (come Peter Ubel, della Scuola Sanford of Public Policy presso la Duke University, ha fatto con i due colleghi, Heather Lacey e Dylan Smith, nel 2006) quale gruppo è probabile che sia più felice, tutti punteranno sui 30 anni di età. Chiedete loro di votare il proprio benessere, ed i 70enni sono il gruppo più felice.

La Felicità Interna Lorda pare avere queste caratteristiche, un 70 enne lo sa, ha vissuto i suoi 30 anni.
Un 30enne? Non lo sa…

Dovrà arrivare a 70 anni e forse scoprire di essere più felice…

 

Claudio Torbinio

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Pubblicato il: 14-12-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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