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Il sistema motivazionale competitivo e cooperativo nell’equipe multidisciplinare

dott_petrini

Il sistema motivazionale competitivo e cooperativo nell’equipe multidisciplinare*

Di Roberto Petrini
struttura residenziale riabilitativa (D.S.M. di Jesi)

(*già pubblicato come lavoro scientifico nel giornale di IPASVI ANCONA)

Abstract: Dalle relazioni fondate sulla gerarchia alla cooperazione per fini comuni.
Parole chiave: Competizione, cooperazione, gruppo.

Il sistema motivazionale competitivo o di rango, così come lo descrive Liotti, ha la funzione di definire e mantenere dei ranghi cioè delle gerarchie, delle posizioni di dominanza e sottomissione. Spesso nei gruppi organizzati con ranghi ben definiti, sono minori i litigi e le lotte interne, c’è una chiara divisione dei compiti che spettano a ogni figura professionale con una conseguente efficienza globale.
Di contro se il gruppo è organizzato e funziona prettamente in maniera gerarchica, può andare incontro a problemi quali una certa staticità e immobilismo; chi ha potere tenderà a volerlo mantenere senza apportare cambiamenti che sono utili a tutto il gruppo e soprattutto funzionali al compito dello stesso. Un gruppo che funziona bene in modalità di rango è l’esercito mentre altri gruppi dovrebbero essere più plastici, cioè funzionare con un’organizzazione di rango ma essere aperti anche al dialogo e alla collaborazione. L’equipe multidisciplinare spesso composta di dirigenti medici, infermieri, o.s.s., ausiliari, psicologi, sociologi, ecc dovrebbe essere in grado di funzionare in modalità di rango ma anche su un piano collaborativo. Funzionare in modo collaborativo significa tendere al raggiungimento di un obiettivo percepito come comune, senza riferimento a relazioni di dominanza; per far ciò bisogna riconoscere nell’altro somiglianza d’intenzionalità o meglio instaurare una situazione d’intenzionalità condivisa, cioè creare insieme, intenzioni e impegni congiunti (Michael Tommassello, 2009).
Collaborare significa lavorare insieme per un vantaggio comune, perché la collaborazione permette un’efficienza superiore rispetto all’impegno dei singoli. Dalla collaborazione, l’equipe trae il massimo del beneficio, un esempio di collaborazione è lo scambio d’informazioni utili, dove il condividere la conoscenza sull’argomento in questione e magari spiegare al collega come svolgere bene un compito, avvicina entrambi al nostro obiettivo comune. Se l’obiettivo degli infermieri è cercare di migliorare il processo d’assistenza, il raggiungimento di questa meta è funzionale anche al raggiungimento degli scopi degli altri membri dell’equipe, quindi tutti gli elementi del gruppo avranno un vantaggio.
Nel momento in cui io ti aiuto a raggiungere i tuoi obiettivi, sto, di fatto, aiutando anche me, infatti, il successo nel tuo ruolo è fondamentale per il nostro successo d’insieme (Michael Tommassello, 2009).
Nel gruppo che funziona in modo paritetico – collaborativo avremo un clima emotivo migliore rispetto al gruppo che funziona prettamente in modo agonistico, avremo una prevalenza di emozioni come gioia, fiducia reciproca, lealtà, empatia. Nel gruppo agonistico sarà dominante la rabbia, la paura, l’invidia, il disprezzo, l’orgoglio. Di fatto lavorare in un clima sereno e non essere continuamente esposti al giudizio, può essere di per se gratificante certe volte più del fine che s’intende raggiungere. Spesso il fine del nostro agire sembra essere la nostra affermazione professionale, aumentare il prestigio personale, i clienti, avere una buona reputazione, fare carriera. Questi scopi sono legittimi, ma spesso il loro raggiungimento, non collima con il nostro compito istituzionale, cioè garantire il massimo livello di cura possibile al nostro paziente. Se il fine del nostro comportamento professionale è l’autoaffermazione, potremo vedere qualsiasi cambiamento come una minaccia al nostro scopo; per esempio la diagnosi infermieristica potrebbe essere vista come una minaccia al potere medico e non come un’occasione di crescita per l’intero gruppo.
Per passare dalla competizione all’agire cooperativo, si deve creare un periodo intermedio, dove emergano tolleranza e fiducia; dove può scaturire un pensiero cooperativo: “… è conveniente che tutti possano crescere professionalmente al fine di raggiungere il nostro compito istituzionale”. Nel sistema paritetico c’è un’interdipendenza reciprocamente riconosciuta cioè se tu non fai quello che devi il tuo comportamento causerà il nostro insuccesso d’insieme; ma come fare se il nostro collaboratore non è performante e se finge collaborazione? La soluzione per regolare tali situazioni è fornita dalla norma che garantisce una punizione a chi tradisce il patto condiviso con l’esclusione e la rivalsa, o con il gossip. Un importante vantaggio che ha il gruppo che agisce prevalentemente in chiave collaborativa, è dato dal legame che si crea tra i colleghi, poter sentire di appartenere a un gruppo dove hanno luogo relazioni paritetiche, fornisce nutrimento affettivo e soddisfa il desiderio di appartenenza. Inoltre agire su un piano paritetico – collaborativo e percepirsi come due pari in collaborazione in vista di un obiettivo comune aumenta le nostre capacità metacognitive; il nostro funzionamento mentale sarà più flessibile e articolato rispetto a quello per esempio che si ha nel sistema competitivo (SvaM Carcione et al., 1997; Lysaker et al., 2005; Semerari et al., 2003; Semerari et al., 2005). Se siamo attivi su un piano di rango, interpreteremo la realtà in modo egocentrico, avremo un deficit di decentramento e ci concentreremo sui segnali di potenziale aggressione; percepiremo il collega come teso al giudizio, all’inganno, intento nel trovare un modo per recarci danno (Liotti 2008). Essere immersi in un clima competitivo ci farà essere rapidi nelle nostre valutazioni, rigidi, rigorosi e attenti ai segnali di pericolo. Mentre essere attivi su un piano paritetico concreterà un pensiero flessibile, lento, riflessivo; realizzeremo un decentramento cognitivo, ci interesserà coordinarci con il nostro collega, avremo un’elevata capacità di mentalizzazione ed anche una superiore capacità di riflettere su eventuali problemi e su come risolverli (Liotti 2008).
Lavorare in un clima competitivo è logorante, la nostra salute ne risente e spesso la situazione precipita in un aperto conflitto, dove si perde di vista il compito d’insieme e si ritorna a lavorare per mansioni e in maniera burocratica. Riuscire a creare un’equipe che funziona in modo collaborativo è un processo complesso che richiede un costante monitoraggio del gruppo e un uso frequente delle regole condivise per punire il collaboratore scadente e per premiare chi reciproca e chi ci da garanzie di correttezza. “l’equipe collaborativa” non è un gruppo solamente tollerante e fiducioso è un gruppo che ha chiaro il suo compito d’insieme e dei suoi elementi, ma soprattutto è un gruppo normativo. Diviene per dirla con Bion un gruppo di lavoro, che esige collaborazione e impegno, contatto con la realtà, tolleranza alle frustrazioni e controllo delle emozioni ma sopratutto disponibilità ad apprendere dall’esperienza. Le caratteristiche di un gruppo competitivo assomigliano molto all’assunto di base attacco-fuga descritto da Bion; l’autore precisa che un gruppo che funziona in conformità a quest’assunto non apprende dall’esperienza, non si sviluppa, rimane congelato nel tempo e rifiuta ogni nuova idea mentre l’organizzazione e la struttura di un gruppo sono il prodotto della cooperazione e sono strumenti del gruppo di lavoro.
“tutti i gruppi stimolano e allo stesso tempo frustrano le persone che li compongono; e questo perché il singolo da un lato è spinto a cercare di soddisfare le proprie necessità nel suo gruppo, dall’altro ne è allo stesso tempo ostacolato dalle ansie primitive risvegliate dal gruppo stesso.” (Bion, 1971)
Dott. Roberto Petrini
Mergo 22/02/2012

Tomasello M. (2010). “Altruisti nati”. Bollati Boringhieri
Tomasello M. (1999). “Le origini culturali della cognizione umana”. Tr. It. il Mulino, Bologna 2005
Liotti G., Monticelli F. (2008) “I sistemi motivazionali nel dialogo clinico”. Raffaello Cortina Editore.
Bion, Wilfred r. “esperienze nei gruppi/ di Wilfred r. Bion”; Roma: Armando, 2006 (Rist.)

 

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Pubblicato il: 09-11-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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