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Facial Action Coding System

Identificare le Emozioni di Base per “leggere” la Relazione Infermiere-Paziente

La lettura dell’espressività facciale con Il facial Action Coding System (FACS) di Ekman e Friesen

Il FACS di Ekman e Friesen permette di individuare tutte le possibili “Action Unit” (“unità di azione”) che si realizzano nel volto. E’ il più completo e attendibile metodo di lettura dell’espressività facciale che ci permette di distinguere tra le sei emozioni di base (gioia, tristezza, sorpresa, paura, rabbia, disgusto) e le loro trentatré miscele diverse. Sono state calcolate quarantaquattro unità di azione che rendono conto dei cambiamenti nelle espressioni facciali e quattordici unità di azione che descrivono i movimenti nella direzione dello sguardo e nell’orientamento della testa. Le unità di azione sono degli elementi distintivi di cambiamento del volto rispetto alla faccia neutra, che rappresenta il necessario punto di partenza per l’analisi delle espressioni. Sono i segnali rapidi che compaiono sul viso a informarci delle emozioni, questi segnali sono prodotti dalla contrazione dei muscoli facciali, dal loro rigonfiamento o stiramento, dal temporaneo cambiamento di forma dei lineamenti, dalla produzione di rughe temporanee. Questi segnali sono velocissimi (secondi o frazioni di secondo) e possono inviare segnali emblematici (cioè quando deliberatamente mimo un’emozione senza provarla), oppure possono essere usati come “punteggiatura” nella conversazione, ma spesso trasmettono messaggi emotivi (p. Elkman e W.V. Friesen 2003). Attraverso l’EMFACS (Emotion Facial Action Coding System) I FACS possono essere interpretati, mentre il FACS comprende le misure di tutti i movimenti facciali, l’EMFACS ricostruisce il significato di un’emozione partendo dall’analisi delle unità di azione. Possiamo rintracciare emozioni primarie, o miste, ma anche le cosiddette “maschere” dove un’emozione è mascherata da un’altra. Si possono distinguere espressioni facciali involontarie e quindi genuine da altre volontarie. Tuttavia l’aspetto più interessante della teoria sono senz’altro le microespressioni, cioè espressioni che si manifestano in modo rapido, e che spesso rivelano la vera emozione che il soggetto può tentare di nascondere. Spesso non notiamo le microespressioni poiché sono così veloci ma anche perché abbiamo perso l’abitudine di guardarci in faccia per pudore, rispetto, educazione, per non essere invadenti, per non varcare i confini personali dell’interlocutore ed essere così intrusivi, ma anche per non farci carico delle emozioni dell’altro e poi per non sentirci costretti a fare qualcosa per lui (p. Elkman e W.V. Friesen 2003). Di solito, data la molteplicità delle informazioni che possono arrivare, non ci concentriamo sempre su tutti i canali comunicativi, ma solo su quelli che ci interessano, per quanto riguarda le emozioni è meglio affidarsi alla mimica facciale piuttosto che alle parole (p. Elkman e W.V. Friesen 2003).

Affidandoci alle microespressioni potremmo cogliere sguardi di assoluta disperazione in una situazione dove il nostro interlocutore fa di tutto per convincerci di stare benissimo ed essere così dimesso dall’ospedale così da poter attuare intenti suicidari (Frank 2003; Frank ed Ekman 2004). Ekman individua anche i microgesti, le espressioni soffocate, aree del viso che sono difficile da inibire (come la fronte), che possono essere usati come indizi per decidere se il nostro interlocutore è sincero o cerca deliberatamente di farci credere altro. L’asimmetria è un altro indizio di falsità, poiché la differenza tra emisfero destro e sinistro influisce solo sulla mimica volontaria e non su quella involontaria, quindi contrazioni più marcate in un lato del viso che nell’altro sono un indizio da considerare con attenzione. Anche lo stesso sorriso è usato spesso per mascherare altre emozioni, abbiamo il sorriso falso, sorrisi di paura, smorzati, di disprezzo, sorrisi nervosi, di circostanza, di paura, luciferino. Il sorriso può essere usato per attenuare un messaggio che altrimenti potrebbe essere troppo critico, o per fare buon viso a cattivo gioco e quindi accettare una situazione spiacevole, può essere usato con effetto punteggiatura, ecc. In generale anche le mimiche molto prolungate di emozioni possono essere interpretate come simulate, ma anche la scelta di quando manifestare un’emozione può essere un indizio di falsità, (per esempio se fingo rabbia e la manifesto a parole e poi con i gesti, ciò non rispecchia la normale sequenza comportamentale). Pertanto il nostro viso trasmette segnali sia veritieri sia falsi, ci sono espressioni vere e autentiche, incontrollate e involontarie, ma ce ne sono altre sottoposte a una modulazione e controllo volontario, possiamo inibire delle risposte e/o simularne altre (p. Elkman e W.V. Friesen 2003). L’atlante completo che ha costruito Elkman e W.V. Friesen consiste in una serie di foto di tre diverse zone del viso (una fascia superiore con fronte e sopracciglia; un’area centrale con occhi e palpebre e radice del naso; e la parte inferiore del volto con bocca, mento, guance) riferite a ciascuna delle sei emozioni primarie. Questi autori hanno dimostrato che la mimica di queste emozioni è universale, invece variano da cultura a cultura le prescrizioni circa il controllo di determinate emozioni che è meglio non siano rese pubbliche e che quindi devono essere mascherate. Perciò l’elenco dei muscoli facciali e delle sei emozioni costituisce un atlante che è stato validato da numerosi studi e che magari va perfezionato. Lo studio dell’espressione delle emozioni ci informa sul come sta andando la relazione con il paziente; osservando come reagisce al nostro piano d’assistenza e/o riabilitativo potremo capire il livello di aderenza al trattamento. Potremo anche notare dei segnali che ci informano sullo stato di salute della nostra alleanza con il paziente, dandoci la possibilità di modificare il nostro atteggiamento per ricercare un accordo su obiettivi comuni. Saper inferire quale emozione prova il paziente ci fornisce la possibilità poi di comprendere le aspettative del paziente e magari di sintonizzarci con le sue richieste.
Identificare con precisione l’espressione facciale per comprendere la relativa emozione richiede un addestramento, a tal fine un centro ricerche Facs con sede a Trieste organizza dei corsi intensivi, oppure può essere utile il libro “giù la maschera” per allenarsi da soli.

Dott. Roberto Petrini

giu-la-maschera

Ekman P., Friesen V.W. (2007) “Giù la maschera”. Giunti editore

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Pubblicato il: 26-11-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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