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MALEDUCATI, SADICI, psicopatici, incivili

161207639-78b6eaaf-b87b-4938-823e-8f7c4d981946Sono gli utenti che comunemente chiamiamo troll. In Rete però ci sono anche le brave persone educate, che hanno la propria opinione ma sono aperte al dialogo, e per fortuna sono la maggioranza.
La Rete √® quella dimensione digitale parallela alla nostra vita reale, di cui porta con s√© tutti i pro e i contro, nel bene e nel male. Ne abbiamo parlato con Duccio Facchini, giornalista di¬†Altreconomia che “a seguito della concentrazione di improperi, diffamazioni,insulti nei confronti dell’onorevole Boldrini” ha deciso, insieme alla casa editrice, di scrivere il libro-inchiesta, “tenendo ben presente che √® una parte della dimensione costituzionale della Rete”. Sar√† edito a settembre e si preannuncia molto interessante “No Comment” sul fenomeno del trolling online.

Il libro si sviluppa su due binari: uno √® la necessit√† di “garantire il necessario anonimato in Rete, quindi l’inviolabilit√† dei dati personali, e un trattamento rispettoso della privacy che √® necessario come i casi Snowden e Wikileaks¬†hanno messo in evidenza”. L’altro √® il bisogno di “conciliare i diritti fondamentali in Rete con quelli fondamentali di chi riceve l’espressione libera altrui, a tutela dell’onorabilit√† anche online e non solo offline”.

Come conciliare queste due esigenze e trovare una possibile soluzione al fenomeno del trolling online?
“Faccio riferimento a quello su cui ho ragionato con Stefano Rodot√†, uno degli autorevoli esponenti che abbiamo intervistato all’interno del libro”, spiega Duccio. “In realt√† bisogna distinguere fra i commenti propri espressi all’interno di un portale di informazione e l’anonimato nella navigazione pi√Ļ in generale. Quest’ultimo √® un principio non negoziabile, per garantire alla Rete la sua neutralit√† fondamentale”.

“Invece per quanto riguarda l’espressione all’interno di portali di informazione o comunque ci√≤ che abbia attinenza con un commento espresso si pu√≤ fare riferimento a quello che Rodot√† definisce anonimato protetto”. Cosa significa? “Che io ti garantisco la possibilit√† di esprimerti senza fornire le tue generalit√†, a patto che nel momento in cui il tuo anonimato protegga comportamenti lesivi dell’onorabilit√† altrui (diffamazione o altri comportamenti di rilevanza penale) il velo cada”. Poi, aggiunge Duccio, ci si potrebbe interrogare ulteriormente su questo principio, perch√© “non √® chiaro il motivo per cui offline non si possa fare a meno di metterci la faccia quando si esprime un’opinione, invece online non ci sia alcun obbligo”.

Chi pu√≤ intervenire contro i commenti lesivi dell’onorabilit√† altrui e in base a quali leggi?
“Gli strumenti ci sono perch√© le norme valgono offline quanto online; il reato di diffamazione previsto dall’art. 595 del codice penale non ha zone franche. Il problema √® la reale capacit√† della Polizia Postale, delle autorit√† giurisdizionali e di chi se ne occupa di risalire all’identit√† e soprattutto di avviare poi procedimenti penali a carico di chi ha violato la legge. La questione pi√Ļ complessa √® tuttavia quella relativa alla responsabilit√† penale e civile in sede di risarcimento del danno dei provider. √ą il tema fondamentale a proposito di contumelia sulla Rete. A oggi il nostro Paese vede una complessiva deresponsabilizzazione dei provider per legge, e per capire basta pensare al¬†celebre caso Vivi Down. √ą chiaro che il nostro Paese non prevede norme a carico dei provider, e che se il controllore, cio√® colui che ospita l’espressione degli utenti, non ha nemmeno in sede civile n√© oneri, n√© responsabilit√† non disincentiva la concentrazione del fenomeno del troll”.

Il trolling è quindi un problema di immaturità della Rete o di mancanza di cultura della Rete?
“La riflessione contenuta nel libro √® anche supportata da altri autorevoli rappresentanti. Il sociologo italiano Alessandro Dal Lago interpellato nel libro, individua soprattutto l’impronta del mercato della Rete. Sospendendo il giudizio su quanto sia pi√Ļ o meno spinto, √® chiaro che in un sistema in cui l’unico elemento discriminante √® la capacit√† o meno di attirare traffico a fine di ricavi pubblicitari e a fine di profilazione commerciale, √® evidente che il merito del contenuto di quel traffico, se non √® secondario, √® sicuramente terziario. Questo potrebbe concorrere a generare una certa qualit√† del traffico. Il paradosso che cerchiamo di affrontare in questo libro √® questo: in Rete dal punto di vista penale √® garantita al navigante una sostanziale impunit√† anche dichiarata nei fatti, a fronte di una profilazione commerciale decisa e pronunciata di quello stesso navigante, da parte di quello stesso soggetto che gli sta garantendo l’impunit√†. In altre parole, ti permetto di commentare firmandoti ‘stellina del mattino’ e se mi scappa un tuo commento diffamatorio pazienza, tanto il diffamato non avr√† mai interesse a perseguirti e aspettiamo che il commento scorra in quarta pagina per dimenticarcene. La cosiddetta libert√† in Rete, dove la Rete √® presentata come soggetto astratto senza regole, in realt√† non √® tale, come sottolineano i casi Snowden e Wikileaks. A questa lettura apparentemente pessimistica si contrappone un’apertura dell’anno 2014 con notizie molto positive per chi √® convinto che la Rete debba rimanere libera, il che non significa sregolata, o nelle mani delle leggi prodotte soltanto dai proprietari della Rete, cio√® i grandi colossi multinazionali. La giurisprudenza comunitaria ha fatto dei passi molto positivi in tema non solo di¬†diritto all’oblio, ma anche di direttiva comunitaria nel trattamento dei dati personali. La giurisprudenza comunitaria ha dimostrato che √® possibile intervenire nel senso costituzionale e non penale, riconoscendo i diritti fondamentali a chi naviga, e che un intervento in tal senso non significa mettere la mordacchia alla libert√† di espressione in Rete. Nel libro noi raccontiamo anche dell’esperienza brasiliana e del Marco Civil, una legge per certi versi molto avanti pubblicata in gazzetta ufficiale nell’aprile 2014 e che riconosce i diritti di chi naviga e le responsabilit√† dei provider. Il Brasile e la Germania sono i due Paesi che si sono affiancati in un percorso di riconoscimento dei diritti di chi naviga, a scapito delle multinazionali che per fini commerciali e di ricavi economici trattano il navigante come un consumatore privato dei propri diritti fondamentali. La Germania l’ha fatto demolendo la direttiva europea 46 del ’95, il Brasile l’ha fatto con il Marco Civil, e questa secondo me √® la strada”.

Avete stimato quanto possa costare la gestione dei troll?
“Non c’√® una quantificazione economica, ma abbiamo sotto gli occhi l’esempio de IlFattoQuotidiano.it, che √® un portale di informazione e per questo attira come un magnete una buona parte del traffico italiano. Investe oltre 200mila euro all’anno per pagare la societ√† iSide srl che si occupa della moderazione, e non rinuncia a farlo perch√© una piattaforma in cui non √® possibile commentare penalizza notevolmente il traffico. E la cifra non si pu√≤ nemmeno ascrivere come costo dei troll, perch√© non tutti i commentatori sono troll, anzi, iSide li quantifica nel 30% degli utenti che si concentrano nei commenti. Il problema √® che qualsiasi iniziativa per fermare i commenti, limitare il tipo di lettori ed eliminare la componente commerciale a favore di una migliore qualit√† dell’informazione e dei contenuti viene fortemente penalizzata”.

Abbiamo parlato di dati italiani: in altri Paesi √® allo stesso livello, meglio o peggio? C’√® una componente culturale?
“La stima su piano globale non c’√®, ma sicuramente c’√® una componente culturale perch√© la Rete √® lo specchio della societ√†. Io non so quanti signori Fabio Morelli che online commentano ‘che goduria’ alla notizia della morte di 366 profughi nell’affondamento di un barcone al largo di Lampedusa, di persona si sarebbero espressi con questa disinvoltura. Certi commenti sono lo specchio del livello culturale, ma va anche tenuto conto che lo scudo protettivo dell’anonimato e l’impunit√† di cui si parlava sopra fanno da acceleratore per questo tipo di comportamento”.

Ma chi sono i troll? C’√® un profilo o una categorizzazione?

“Dal punto di vista della ricerca accademica e in parte anche sociologica sulle soggettivit√† che rappresentano il mondo dei troll c’√® un sostanziale deserto di analisi. C’√® una ricerca di docenti canadesi che ha cercato di analizzare il mondo dei troll, ma non ne esce una profilazione. Abbiamo provato a chiederlo a chi si occupa di moderazione, ma su questo sono molto riservati. A riguardo segnalo un bel libro di Evgeny Morozov intitolato L’ingenuit√† della Rete che racconta in maniera divertente i comportamenti che si verificano in Rete. Per esempio, lui definisce il complesso di Hitler: navigando in un sito Internet di informazione in cui ci sono i commenti, entro il 40mo commento c’√® quasi sempre qualcuno che d√† del nazista all’altro”.

Un consiglio ai lettori educati: vale ancora il vecchio “don’t feed the troll”?
“S√¨, e a chi si occupa di moderazione ricordo di non rinunciare a segnalare alle autorit√† competenti anche i commenti che non vengono accettati, perch√© non si pu√≤ eternamente sospendere il giudizio e trincerarsi dietro al proprio ruolo, altrimenti si legittima la concentrazione di questo fenomeno. Chi si occupa di moderazione dovrebbe delegare alla Polizia Postale o a chi per essa la persecuzione dei commenti che violano la legge”.

Ci saranno sempre i troll o prima o poi saranno destinati all’estinzione?
“Credo sia molto difficile immaginarsi che questo tipo di comportamento sparisca dalla Rete, per√≤ il problema dei troll c’√® e va regolato. Da una parte con la punizione della diffamazione in Rete, che noi abbiamo chiamato l’oligopolio dell’insulto, e di un certo fascismo elettronico che si manifesta sulla Rete. Dall’altra con la responsabilizzazione di quei comportamenti portati avanti da coloro che consentono al troll di esprimersi, e che sono magari politicamente ed economicamente molto pi√Ļ influenti di lui. I gestori devono rispondere a norme di legittimazione democratica di trasparenza e di rispetto dei diritti fondamentali, anche degli stessi troll, ossia di chi ha scambiato la Rete per una cloaca senza accorgersi di essere profilato dalla mattina alla sera. Questi individui infatti si sentono liberi di insultare il prossimo senza rendersi conto che in realt√† sono consumatori profondamente conosciuti, e che ogni banner pubblicitario che vedono gli √® stato cucito addosso magari senza chiedergli nemmeno il permesso e violando (in quel caso s√¨) la loro sfera personale. Quindi intervenire √® una tutela per tutti, anche per chi davanti alla prospettiva delle regole si sente minacciato”.

* della redazione di Tom’s Hardware

* della Repubblica/tecnologia

 

The Daily Nurse

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Pubblicato il: 20-10-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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