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Federica Angeli, la penna che descrive gli orrori della capitale.

Da: http://www.nottecriminale.it/giornaliste-di-trincea-federica-angeli-la-penna-che-descrive-gli-orrori-della-capitale.html
E’ giusto parlare di giornalismo di trincea quando si parla di cronaca nera e giornalismo d’inchiesta ?

 

Sì, perchè il cronista di nera è sempre, tutti i giorni, in prima linea.
La tua è stata passione per la cronaca o è determinato dal tuo ruolo all’interno di Repubblica ? 

 

Io ho iniziato per caso con la cronaca nera in un piccolo giornale di quartiere e quando, nel 1998, sono arrivata a Repubblica serviva una nerista. Da allora ho fatto quello.

 

 Come vedi Roma dal tuo osservatorio particolare ? 

 

 Roma è una città che solletica da sempre gli appetiti della malavita, quella organizzata e quella di strada. C’è posto per tutti i tipi di criminalità: dal truffatore al mafioso, dallo scippatore al ladro. Purtroppo il cancro della capitale oggi sono le mafie che, grazie alla complicità della politica, a tutti i livelli, si sono consolidate e hanno un pieno controllo della città. Sono entrate nel cuore del potere economico ed estirparle ormai è impossibile. Sono anni luce avanti alle forze di polizia, hanno risorse che i nostri investigatori sognano. E quindi oggi, laddove ci sia davvero la volontà di contrastarle, è come se combattessero con una mazzafionda contro un esercito dotato di pistole laser. Non so se ho reso l’idea.

Hai seguito e segui i casi più scottanti nella capitale. Qual’è quello che ti è rimasto impresso, che ti ha cambiato qualcosa dentro ? 

 

 Ogni caso mi ha lasciato e mi lascia qualcosa dentro. Ne ricordo uno, di molti anni fa: un omicidio a Tor Bella Monaca. Una donna fu uccisa dall’ex marito nel giorno in cui il carcere gli aveva concesso un permesso premio per buona condotta. Ricordo che la polizia non voleva far passare noi cronisti e che io mi avventurai da sola verso un’entrata secondaria del palazzone di dieci piani. Salii quelle scale buie col cuore in gola e all’ultimo piano sentii le voci dei poliziotti nell’appartamento. La porta era semichiusa. La scostai per guardare dentro e vidi all’ingresso un doberman a pancia in su con un coltello conficcato nella pancia. L’assassino aveva ucciso anche lui. Questa scena mi rimase negli occhi a lungo così come il senso di ingiustizia di tutta la vicenda. L’uomo, che più volte aveva fatto arrivare messaggi poco rassicuranti alla sua ex amante dal carcere, era riuscito ad ottenere un permesso premio per uscire di prigione. Quanta poca attenzione in carcere c’era nei confronti della stabilità mentale dei detenuti? A chi era affidata la valutazione psicologica di quelle persone? Perchè quella donna non era stata tutelata rispetto a una morte annunciata?

 

 Anni dopo un altro caso mi toccò: fu l’omicidio di Paola Bianchi, una ragazza di Monteverde lasciata morire dal fidanzato, un autore del programma Rai Linea Verde, sulla salita del Gianicolo dopo un’animata discussione in macchina. L’idea che un giovane “sano”, come tanti, normale, possa scaricare la fidanzata con un dolore al petto al buio sola in una strada, senza soccorrerla, mi lasciò dentro tanta tristezza e molta sfiducia.

 

 E nelle inchieste che hai fatto? 

 

 Dopo le inchieste che ho fatto quello che c’è di diverso in me è la convinzione di poter cambiare il mondo. Pensavo, prima di cominciare ogni lavoro giornalistico, che alla pubblicazione dell’inchiesta qualcosa sarebbe cambiato. Invece no. In Italia non funziona così, non c’è il senso di vergogna, nè quello di giustizia. Ora non ci credo più, anche se, come scrive Romain Gary “ i non ci credo più son pur sempre certezze, e non c’è nulla di più ingannevole”.
 
 

Roma fino a pochi mesi fa era una città definita da far west. Adesso regna una pax quasi totale. Cosa è cambiato secondo te ? 
 

 

 Se c’è una cosa che è cambiata a Roma è la qualità dei delitti. Le forze dell’ordine si affaticano e si affrettano a dire e a rassicurare che gli omicidi sono in calo. I numeri, del resto, parlano chiaro. Ma un’attenta analisi sociologica dimostra che è lo spessore criminale delle vittime ad essere cambiato. Tanto che quei delitti efferati, dove la mano della grossa criminalità c’è e si vede a occhio nudo (ricordo l’omicidio Flavio Simmi in pieno giorno, nel cuore di Prati del luglio 2010) non hanno ancora un colpevole. Le indagini non hanno portato a un solo indagato in tutti i delitti di “spessore”. Quando c’è di mezzo la vera criminalità gli inquirenti brancolano, proprio per il discorso di strumenti impari che facevamo prima. E l’ovvia conseguenza è che, una volta regolata la questione tra criminali, l’equilibrio è raggiunto e governa il più forte. Ecco ora siamo arrivati a questa sorta di equilibrio che è costato morti sul litorale laziale (da Ostia a Nettuno) e nel cuore di Roma. La spartizione del territorio è a posto. Per il momento. Poi si tornerà a regolare i conti.

 

 Hai mai avuto paura ? 

 

 No. Mai. Quando lavoro sono in una specie di trance e non ho paura di nulla.

Un collega di Panorama ha fatto 100 giorni da camorrista a Scampia. Faresti la stessa cosa in zone tipo Tor Bella Monaca o San Basilio ? 

 

 Quattordici anni fa ho trascorso nove mesi in una borgata romana insieme a un gruppo di albanesi e di romani perchè volevo arrivare ad assistere a un combattimento clandestino tra pittbul e a tutte le fasi di preparazione sia dei cani che dell’organizzazione degli incontri e delle scommesse. Al termine di quella convinvenza partecipai al combattimento e qualche settimana dopo furono tutti arrestati. Anche la polizia era sulle loro tracce. Due anni fa mi infilai in un giro di escort per partecipare a un festino di nostri politici. E ancora: mi finsi prostituta per smascherare dei poliziotti che ricattavano giovani dell’est (sesso gratis in cambio di permessi di soggiorno). Diciamo che al “gioco” dell’infiltrata ho già dato. E ora non mi appassiona più. Per cui ho alzato il tiro: ora dico chi sono e convinco i “cattivi” a stare comunque dalla mia parte garantendo loro che il mio lavoro non è arrestarli nè farli arrestare (non sono un poliziotto) ma solo guardare la realtà dal loro punto di vista. Così lo scorso inverno sono riuscita a scoprire un traffico di armi nella capitale e a rimediare, nel giro di mezz’ora, con cinquemila euro in tasca, una carabina, una pistola e una bomba a mano.

 

 Il male arriva anche nel privato di un cronista di nera? Quanto può influenzare nella vita extralavorativa ? 

 

Più che il male arriva lo stress. Quando cala l’adrenalina di un buon servizio e di un buon lavoro, inevitabilmente arriva il down. E questo si ripercuote nella vita privata. Ciò che influenza il privato è sicuramente la sensibilità di non vedere più le cose come prima. Per cui c’è molto più disincanto e realismo.

 

 Sono sempre di più le donne che scrivono di cronaca nera, cosa spinge a guardare dentro il pozzo oscuro ? 
 Molte volte mi sono interrogata sul perchè proprio la cronaca nera. E la risposta l’ho trovata in una battuta di Woody Allen: “Morire? Non mi preoccupa. Vorrei solo non esserci quando avviene”. Ecco guardare il male che accade agli altri forse è un modo per esorcizzare le mie paure.

 Roma e la Banda della Magliana, un legame indissolubile e mai finito o è solo falsa mitologia ? 

 

 La Banda della Magliana è stata la gang criminale che ha caratterizzato Roma negli anni Ottanta. Ancora oggi molti di quei nomi ritornano, sia quelli rimasti in vita sia quelli scomparsi da tempo. Diciamo che la Magliana ha giocato un ruolo importante per l’entrata delle mafie nel tessuto della città. E ancora oggi qualche personaggio aiuta ed è fondamentale nel rapporto mafia-politica. Ma niente che possa eguagliare quella realtà criminale che attualmente esiste.

 

 C’è un segreto che si può svelare nel lavoro di Federica Angeli ? 

 

 I segreti per definizione non si svelano. Tuttavia amo infrangere le regole. Il segreto del mio lavoro è avere accanto un uomo come quello che da 16 anni è al mio fianco.

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Pubblicato il: 16-09-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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