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ALESSANDRO ADDUCI INTERVISTA GIOVANNI TORLUCCIO

torluccioPurtroppo ormai si stenta a credere anche nel sindacato e in chi fa sindacato: troppi cattivi esempi, allontanano i lavoratori, dall’interessarsi dei loro diritti, spesso colpa della cattiva informazione che vi è nei luoghi di lavoro.A me piace credere che un’alternativa sia possibile. Io come professionista sanitario credo nella passione di Giovanni Torluccio, Segretario generale della Uil fpl, impegnato nella battaglia per un cambio di rotta per mettere fine a questa politica di tagli.

ALESSANDRO ADDUCI INFERMIERE INTERVISTA
GIOVANNI TORLUCCIO SEGRETARIO GENERALE UIL FPL

 

Abbassare il numero di operatori dell’assistenza abbassa la qualità delle cure e mette in pericolo i pazienti e la sanità pubblica, quali provvedimenti adottare?

Proprio in questi giorni siamo impegnati in una battaglia vitale per la tenuta del nostro sistema sanitario, quella per la stabilizzazione del personale precario. Per la sanità le limitazioni ed i vincoli assunzionali previsti dal decreto legge 101 (ora legge 125/2013) sono assolutamente improponibili, perché gli operatori con contratti sia a tempo determinato che atipici lavorano per dare servizi essenziali, in alcune realtà come i pronto soccorso ed i servizi di emergenza quasi totalmente garantiti proprio dal personale precario. In una situazione dove già il personale è costretto a continue reperibilità e turni massacranti non possiamo permetterci di perdere nessuno dei 35.000 operatori censiti (ma secondo alcune recentissime dichiarazioni del Ministero della Salute il dato sarebbe molto più alto) per i quali chiediamo la proroga dei contratti fino al completamento del percorso di inserimento nei ruoli del SSN. Più in generale, continueremo a batterci contro le politiche dei tagli lineari e di un indiscriminato blocco del turn over che portano alla contrazione degli organici, direttamente correlata, come è ormai dimostrato da innumerevoli studi, agli indici di mortalità e di eventi avversi in sanità.

La questione morale: la corruzione nelle alte sfere delle Aziende Sanitarie, così come “l’occupazione dei partiti”, come pensa di controbattere a questi problemi, che stanno superando il livello di guardia?

Sono due problemi fortemente connessi e che vanno affrontati da un lato rafforzando l’autonomia e la responsabilità di manager e dirigenza, dall’altro rafforzando il sistema dei controlli di gestione e della qualità del servizio. Sul primo punto credo vadano rivisitate le regole per la nomina dell’intera filiera: Direttore Generale, Direttore Sanitario e Direttore Amministrativo, responsabili di struttura, ecc. per garantire un sistema basato più sulla meritocrazia e meno sulle appartenenze. Sul secondo punto , partendo dalla trasparenza dei bilanci, va intrapresa una guerra senza quartiere alle irregolarità, alle ruberie, agli sprechi.

Lei parla spesso di abbattere e snellire le vere fonti di spreco e sperpero di denaro pubblico. La UIL cosa può fare per bloccare queste politiche clientelari?

Su questo ci siamo spesi in prima persona sia offrendo la nostra disponibilità a confrontarci con le amministrazioni sui programmi e percorsi di razionalizzazione organizzativa e di riqualificazione della spesa, sia avviando la campagna “Basta sprechi!” di denuncia delle situazioni in cui viene fatto un uso inefficace quando non illecito delle risorse pubbliche. Colgo anzi l’occasione per invitare i lettori di The Dialy Nurse a denunciare, anche in forma anonima, le situazioni di cui sono a conoscenza e sarà nostra cura previa verifica di procedere con le iniziative più appropriate.

Lei pensa al sindacato come un servizio?

Certamente. Un servizio nei confronti dei lavoratori che rappresentiamo, coi quali dobbiamo mantenere sempre uno stretto contatto per cogliere aspettative e bisogni cui dare risposte dai posti di lavoro, sugli specifici problemi, fino alle sedi nazionali dove si assumono le decisioni che riguardano tutto il settore . Ma anche un servizio nei confronti dei cittadini per il contributo che la nostra organizzazione dà al buon funzionamento dei servizi e alla difesa di un sistema sanitario pubblico, universale, equo e solidale. Poi ritengo che il sindacato debba dare anche “servizi” ed è quello che la UIL FPL fa dando gratuitamente ai propri iscritti la tutela legale, la copertura assicurativa, i corsi on-line per i crediti ecm, come pure offrendo altri servizi a condizioni particolarmente vantaggiose.

Il messaggio che gli infermieri disoccupati si aspettano da Lei quale potrebbe essere?

Sicuramente l’impegno a continuare la nostra azione per l’adeguamento degli organici delle aziende sanitarie che sono deficitari, ma anche per la velocizzazione dei percorsi necessari ad aprire nuovi spazi e ambiti di attività sul territorio dove la domanda e l’offerta di servizi infermieristici devono potersi incontrare.

Che programmi ha il suo sindacato per valorizzare il lavoro degli infermieri? Cosa può dire agli infermieri che hanno provveduto alla formazione post-base senza vedersi riconosciuto nessun nuovo inquadramento o incentivo?

Le politiche restrittive nei confronti delle risorse destinate alla contrattazione collettiva, culminate nel blocco dei rinnovi contrattuali, ci hanno impedito di completare il percorso di riconoscimento del lavoro degli infermieri. In particolare è rimasta parzialmente inattuata la legge 43 2006, che struttura la professione infermieristica articolandola in infermieri di base, infermieri coordinatori e specialisti, infermieri dirigenti. E’ evidente che bisogna riprendere le fila di questo ragionamento ma è altrettanto evidente che non è possibile farlo a carico delle risorse finalizzate al rinnovo dei contratti che, ancor più dopo questa lunga e forzata moratoria, dovranno essere concentrate sul recupero del potere di acquisto dei salari. Quello di cui c’è bisogno è un investimento specifico, come abbiamo anche in questi anni sollecitato alle Regioni, non rimesso alla discrezionalità ed alla iniziativa dei singoli territori ma concordato per assicurare un adeguato riconoscimento a livello nazionale.

Lei spesso ha parlato della valorizzazione e promozione, nell’evoluzione delle competenze infermieristiche, a che punto ci troviamo?

Ecco, questo è sicuramente uno degli strumenti che consentirebbero di investire sulla professione, ma ad un anno dalla sua sostanziale definizione non riesce ancora a vedere la luce. Per quanto ci riguarda troviamo insostenibile che mentre si continuano a tagliare servizi per mancanza di risorse, mentre la Corte dei Conti segnala che un numero crescente di regioni non assicura più neanche i Lea si tengano ferme le potenzialità di una professione sanitaria e una possibile revisione dei modelli organizzativi che consentirebbero al tempo stesso maggiore qualità delle prestazioni e uso più efficace delle risorse umane e strumentali. Ci aspettiamo da parte del Ministero e delle Regioni una decisa iniziativa per sbloccare l’iter di questo importante provvedimento. Certo è che se non ci saranno a breve segnali in questo senso non resteremo a subire gli effetti di resistenze corporative e miopi e tantomeno l’inerzia di chi dovesse prestarsi a farvi sponda.

Gli infermieri sono sempre meno motivati e delusi dagli scarsi riconoscimenti e dal silenzio della politica.

Sulla motivazione non sono del tutto d’accordo, perché trovo che gli infermieri siano animati da un forte orgoglio professionale che li spinge anche e nonostante le innumerevoli difficoltà di ordine economico, organizzative e strutturali con cui debbono misurarsi quotidianamente. Concordo invece pienamente su una visione della sanità fortemente “medicocentrica” che resiste ancora in Parlamento dove l’evoluzione giuridica, professionale e culturale che la professione infermieristica e, più in generale, le professioni sanitarie hanno avuto in questi ultimi vent’anni è sostanzialmente sconosciuta ai più. Auspico un’inversione di tendenza , a cominciare da questa legislatura che vede tra i parlamentari diversi infermieri e la Presidente del collegio IPASVI e mi auguro che la Presidente Silvestro possa dare un forte impulso alle battaglie per tutelare le competenze professionali e valorizzare i professionisti nell’interesse dei cittadini a ricevere un assistenza di qualità e del buon funzionamento del nostro sistema sanitario.

Il carico di lavoro fisico e di responsabilità collegato alla complessità dell’assistenza aumenta sempre più. La spending review diminuisce le risorse umane e materiali, la riforma delle pensioni trattiene il personale più a lungo, quindi troveremo infermieri e operatori sempre più usurati e meno valorizzati.

Sicuramente è la deriva alla quale vorrebbe condannare gli infermieri chi ha interesse allo smantellamento del servizio pubblico. Noi ci battiamo, invece, perché Il percorso di riconoscimento dell’evoluzione della professione, che è comunque inarrestabile, diventi un’opportunità per aprire nuovi e più significativi spazi di relazioni aziendali, per la definizione di nuovi modelli organizzativi, più adeguati ai tempi e che meglio rispondano ai bisogni dei pazienti, per la definizione di più proficue relazioni tra le professioni, anche attraverso la messa a punto di precise metodiche. Un processo che, grazie ai potenziali effetti positivi sul funzionamento e sull’efficienza dei servizi porta a liberare risorse da investire sulla qualità delle prestazioni e sulla valorizzazione del personale. Per quanto riguarda la disciplina dei lavori usuranti stiamo portando avanti una specifica vertenza per modificare i criteri di riconoscimento in maniera tale da ricomprendere tra i destinatari dei benefici previdenziali anche i nostri infermieri che oggi ne sono di fatto in gran parte esclusi.

Gli stipendi degli infermieri sono bloccati dal 2009, quindi ci sarà un adeguamento?

Per quanto ci riguarda riteniamo che il nostro settore abbia già dato a sufficienza il suo contributo al risanamento del Paese e rivendichiamo per il triennio 2013 – 2015 il rinnovo del CCNL, sia per la parte normativa che economica, per recuperare i gravissimi effetti determinati dai blocchi degli anni precedenti sul potere d’acquisto delle retribuzioni e sulle dinamiche salariali.

Alessandro Adduci

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Pubblicato il: 12-08-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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