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Alberto Rotondi

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Professor Rotondi, si presenta ai nostri lettori?

Ho 64 anni, sposato con due figli, alto 1.70 per 78 kg (purtroppo in sovrappeso, ma sto facendo una dieta), professore ordinario di Fisica nucleare, 40 anni di anzianità come docente universitario. Ho sempre lavorato in Università a tempo pieno, vivo praticamente “in Istituto “ (ora Dipartimento), come la quasi totalità dei miei colleghi. Il nostro Dipartimento conta 50 docenti, 250 studenti e circa 30 dottorandi, una situazione ideale per ricerca e insegnamento, come avviene spesso nei Dipartimenti di Fisica. Ho sempre svolto ricerche nel campo della Fisica Nucleare in vari laboratori europei, ma soprattutto al CERN di Ginevra, dove sono ricercatore associato dal 1982. Trovate le altre informazione sul mio sito http: //www2.pv.infn.it/~rotondi/

Siamo sanitari, ma curiosi, ci spiega perché il Bosone di Higgs (la particella di dio) è così importante?

La storia comincia circa 50-60 anni fa, quando i fisici di tutto il mondo, facendo esperimenti,  cominciano a mettere insieme i pezzi di una funzione matematica, detta Lagrangiana, destinata a descrivere la struttura dello spazio-tempo, a dimensioni  spaziali sempre più piccole quanto più aumenta l’energia. Via via il quadro si  completa: quark,  mesoni, bosoni, leptoni, la Lagrangiana viene perfezionata dai fisici teorici per includere le conoscenze già verificate e predice nuove  particelle e campi, che vengono poi  regolarmente trovati dagli esperimenti.

La Lagrangiana è il DNA dei fisici: particelle, leggi di conservazione, simmetrie, struttura dello spazio,  tutto entra in questa funzione matematica. Siamo ormai all’inizio del 2000 e resta però ancora da vedere il campo sottostante a tutto questo, il campo di Higgs, descritto matematicamente da Peter Higgs stesso nel 1964.

E’ come guardare una partita di calcio senza vedere il pallone:  i giocatori corrono di qua e di là, i portieri si buttano, ogni tanto qualcuno batte le mani, ecc. Higgs, e i molti altri dopo di lui che hanno perfezionato la teoria  e completato la matematica della Lagrangiana,  dicono: guardate  che se le regole fossero queste ed esistesse un pallone fatto così e così allora tutto si spiegherebbe. Con la scoperta del bosone di Higgs si è visto per la prima volta il pallone, e questa scoperta conclude  il lavoro di 50 anni degli scienziati di tutto il mondo .

La scoperta riguarda esclusivamente la nostra conoscenza del mondo, il legame misterioso e tuttora non compreso a fondo tra matematica e comportamento della natura, non c’è nessun risvolto pratico immediato.

Dal punto di vista non strettamente scientifico, questa vicenda ha dimostrato che c’è una comunità  mondiale di  esseri umani capace di lavorare insieme, utilizzando lo stesso linguaggio e le stesse procedure comportamentali e logiche. Questo accende non poche speranze per chi spera che l’umanità possa un giorno agire in armonia come un tutto, e risolvere i suoi problemi.

 
Lavora come professore, come vede la situazione della Università Italiana?

L’Università italiana è prossima al tracollo, che avverrà, se non si fa nulla, intorno al 2018. La ragione principale è il taglio lineare delle risorse in atto dal 2009 in poi. La decrescita del personale non è infatti frutto di una analisi oculata del sistema con lo scopo di tagliare i rami secchi, le ricerche superate, i corsi inutili e così via, per destinare risorse ai punti di eccellenza, ma è semplicemente il risultato di un taglio selvaggio ai finanziamenti ordinari e del cosiddetto blocco indiscriminato del turn-over. Grosso modo, fino al 2018 sarà possibile sostituire solo una frazione, intorno al 30-60%, del personale docente e tecnico. In questo modo si sta sparando nel mucchio totalmente alla cieca, e si stanno distruggendo anche gruppi di ricerca apprezzati internazionalmente, scuole famose universalmente riconosciute, tecnici e docenti che con passione e competenza stavano trasmettendo ai più giovani il sapere.

Per quanto riguarda l’insegnamento, la situazione è ancora peggiore: più della metà dei corsi oggi sono tenuti dai ricercatori “vecchio ordinamento”, che non sarebbero tenuti a farlo, da professori in pensione assunti a contratto (spesso a titolo gratuito), da ricercatori di enti di ricerca esterni come il CNR o l’INFN. Altrettanto drammatica è la situazione dei tecnici, che in 10 anni sino calati del 25%.

Un’altra ragione del tracollo, non secondaria, è stato lo spirito della legge 240/2010 (legge “Gelmini”), che ha pensato ad un cambiamento totale ed improvviso di tutto il sistema: nuovi, regolamenti, nuovi statuti, creazione di nuovi organi e soppressione dei vecchi, e così via. Tutto questo ha di fatto bloccato totalmente per tre anni l’Università, lasciando incancrenire i problemi. Gli unici meccanismi operativi sono stati il calo progressivo dei finanziamenti ed il blocco del turn-over.

Un’ultima ragione del tracollo è la incompetenza dei politici in materia universitaria e una indifferenza di fondo dell’opinione pubblica. Il professore universitario è visto come un parassita, che lavora poco, guadagna molto e sfrutta i giovani. Non siamo tutti così, prova ne sia che la ricerca italiana, compresa quella biomedica, è ancora tra i primi posti al mondo, entro i primi 7 paesi! Ma questo miracolo non durerà ancora per molto

Che fare? Dei ministri seri, in un paese serio, non direbbero un giorno “voglio abolire la seconda tornata di concorsi”, il giorno dopo “voglio abolire i concorsi” il giorno dopo “voglio abolire le prove di ingresso a medicina”, oppure “pensioniamo prima, anzi prima i ricercatori poi i professori, però lasciamo decidere ai senati accademici..” gettando nello scompiglio il sistema e le persone che ci lavorano. Quello che sta ammazzando il pubblico non sono le regole del suo funzionamento, ma il fatto che da Tremonti-Brunetta:Gelmini in poi, le tutte regole (personale, appalti, finanziamenti, controlli) cambiano continuamente ed in modo retroattivo, impedendo qualsiasi lavoro serio di programmazione. Un privato che fosse costretto a lavorare come sta lavorando l’università, e in generale il sistema pubblico, fallirebbe dopo pochi mesi.

Un ministro serio, in un paese serio, leggerebbe con attenzione quello che propone chi nell’Università ci vive e ci lavora, chi ha dedicato la sua vita alla ricerca e all’insegnamento. Poi dovrebbe concertare con il mondo universitario ed il governo una serie di politiche e provvedimenti e poi, quando fosse sicuro di poterli attuare, dovrebbe annunciare dei provvedimenti . Per esempio potrebbe studiare con cura quello che dice il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) o la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI, vedi ad esempio, per il reclutamento, http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2205 ). La ricetta non è nemmeno molto complicata e costosa: poche centinaia di milioni (non miliardi) all’anno in più, poche regole certe e stabili, abolizione di tutte le scemenze normative come i punti organico, vincoli chiari di bilancio alle università e libertà totale nelle politiche della didattica, della ricerca e del personale all’interno di quei vincoli.

 

Non trova che la tanto sbandierata Meritocrazia, abbia in se una contraddizione? Di ricchi e meritevoli ne abbiamo tanti, ma i poveri meritevoli che possibilità hanno?

Restando nell’ambito universitario e dell’istruzione, mi sembra che la scelta sia tra due sistemi principali, quello cosiddetto liberista e quello statalista.

Nel sistema liberista, tipico dei paesi anglosassoni, il sistema dell’istruzione è costoso, competitivo e fortemente privatizzato. Chi non ha i mezzi per sostenere le spese del sistema ha la possibilità di borse di studio o di prestiti bancari, che dovrà poi restituire nel corso della vita. Negli USA, per andare all’università spesso si fa un mutuo, come per comperare casa. In questo sistema più o meno i ricchi se vogliono si laureano senza problemi, mentre i poveri (non so se tutti) ci riescono solo se sono molto bravi e si impegnano. Il sistema universitario è però efficiente, serve da ascensore sociale ed è quasi sempre una garanzia per il futuro successo.

Nei sistemi statalisti, come il nostro, l’Università è molto meno costosa, prevalentemente pubblica ed offre più possibilità ha chi ha meno mezzi. I ricchi restano però pur sempre privilegiati, perché chi non ha i mezzi spesso non può perdere anni di lavoro per andare all’università. Questo sistema mi sembra più equo, ma è lontano dall’essere perfetto. C’è anche il pericolo che l’università “popolare” perda di qualità e non garantisca più la funzione di ascensore sociale per i meritevoli.

Il sistema perfetto dovrebbe garantire uguali probabilità di successo a parità di capacità indipendentemente dalle condizioni sociali, ed offrire una università di prim’ordine, ma mi sembra che siamo ben lontani da aver realizzato un sistema del genere. Credo che quelli più vicini a questo traguardo siano, ancora una volta, le socialdemocrazie del nord-europa.

Professore, conosce il dott. Cavicchi?

No. Dopo che gli ho risposto sul blog ho letto qualcosa di quello che ha scritto e visto qualche suo intervento su YouTube. Da questi dati mi sono fatto una idea della persona.

Lei ha dichiarato che Cavicchi non è professore, ho controllato, è vero. Perché secondo lei in Sanità ce le beviamo tutte?

Non voglio salire in cattedra discutendo di argomenti di cui non mi occupo direttamente come ricercatore, ma la mia impressione, da fisico, è che la medicina sia esposta, più di altre discipline che non coinvolgono la salute delle persone, a deviazioni dalla corretta metodologia scientifica. Mi sembra che i segnali in questo senso siano molti: caso Di Bella, rifiuto delle vaccinazioni, caso Stamina-Vannoni, diffusione di pratiche non basate sull’evidenza scientifica come l’omeopatia, di cui Cavicchi è convinto sostenitore.

L’omeopatia per me è un caso emblematico. Una diluizione CH9 equivale ad un bicchiere da tavola di sostanza attiva (!?), diluita in un volume d’acqua pari a due volte il mare Adriatico, dinamizzata (cioè miscelata) e somministrata. Questa pratica, cioè quella di somministrare acqua fresca, è in contrasto con i saperi attuali della Fisica, Biologia, Chimica e ovviamente Medicina. La memoria dell’acqua, spesso invocata a sostegno dell’omeopatia, si è rivelata un fenomeno fisico inesistente, frutto di errori di misura. Non esiste nessuno studio scientifico indipendente, verificato e confermato, sull’efficacia dell’omeopatia.

Allora, perché molti sanitari la sostengono? A mio parere perché ci si discosta dal metodo scientifico, che deve essere l’unica strada maestra per accumulare sapere ed evitare di commettere errori. Il metodo scientifico richiede di agire in logica negativa, cercando gli insuccessi piuttosto che enfatizzando i successi. Si deve cercare sempre ed in tutti i modi di dimostrare che un modello, una congettura, una terapia, non sono validi. Tecnicamente, si dice che si deve cercare di falsificare il modello. Le pratiche corrette, come le teorie fisiche correnti, sono quindi quelle che resistono alla falsificazione; nel campo medico sono le terapie che danno ad esempio sempre risultati positivi in test a doppio o triplo cieco. Ancora più importante, una terapia proposta deve essere falsificabile. Se dico che la terapia in un caso ha funzionato perché è buona e in un altro caso non ha funzionato perché il paziente era in uno stato psicologico negativo, allora sto proponendo una pratica non falsificabile, sto aprendo la strada a qualunque cosa.

Forse sto generalizzando troppo liberamente dalla Fisica alla Medicina, dato che in Medicina la mente di chi partecipa alla cura (vista come esperimento) può avere un ruolo ed esperimenti a doppio cieco o facilmente ripetibili in condizioni identiche possono essere problematici o eticamente impossibili, come nei pazienti terminali. Però sono convinto che anche qui il metodo scientifico, che andrebbe subito insegnato fin dai primi anni dell’Università, può isolare gli effetti placebo o spuri da quelli di altro tipo. Una strada difficile, che secondo me chi opera in medicina deve sforzarsi di percorrere, per il bene degli ammalati.

Cosa pensa del Servizio Sanitario Italiano?

La mia esperienza si basa sulla sanità lombarda, specialmente sulla zona Milano-Pavia-Voghera. La esperienza mia e dei miei famigliari è stata estremamente positiva. Ho avuto due ricoveri d’urgenza (uno in codice rosso) e sono stato curato al meglio, con tutti gli esami possibili e immaginabili, pagando zero lire (anzi, euro). Da allora pago le tasse ed i contributi molto più volentieri. Ho trovato medici e infermieri gentili e competenti. Non lo dico per piaggeria sapendo di parlare a un blog di sanitari, io stesso sono rimasto sorpreso nel constatare la differenza tra quello che si legge sulla sanità dai giornali e la mia esperienza personale.

Tranne in un caso, in un reparto dove lavorava un amico, nessuno sapeva chi ero (un professore universitario potrebbe essere trattato coi guanti), quindi non mi sono state rivolte attenzioni diverse da quelle degli altri ammalati. Non so però se le cose stiano in questi termini anche a livello nazionale. Quello che vedo dalle statistiche internazionali è che la sanità italiana, come costi/benefici, è ai primi posti al mondo. Sembra che, una volta tanto, il sistema pubblico basato sui contributi di tutti i cittadini sia di molto superiore al sistema privato basato sulle assicurazioni. Per uno come me che lavora per lo stato da 40 anni è una piccola soddisfazione.

E degli Infermieri? Un sostantivo che non sia: Angeli, Missionari o altre amenità?

Ho già risposo in parte nel punto precedente. Un personale Infermieristico di alta qualità è fondamentale per l’efficienza del sistema. Aggiungo, per esperienza personale, che quando si sta male e si ha fifa si è completamente indifesi e si diventa irrazionali, anche se si è professori universitari e si fa scienza da decenni. Un rapporto umano intenso, qualche parola in più, la sensazione di essere considerati persone (anche un po’ spaventate), oltre che pazienti, è un aspetto fondamentale. Quindi, non Angeli o Missionari, ma compagni di avventura (non di sventura!) sì.

Il gatto del Cheshire (lo stregatto di Alice), è realtà. Ci illumina?

L’argomento del gatto è complicato e molto recente. Confesso che ho dovuto ripassarlo per rispondere, visto che non me ne occupo direttamente.

Mi spiace, ma, data la complicazione, sono costretto a prenderla un po’ alla lontana. Tutto nasce dalla Meccanica Quantistica, la teoria che descrive il mondo microscopico. Questa è la teoria migliore che abbiamo, un insieme di equazioni trovate dai grandi della fisica intorno al 1930, in grado di predire i risultati degli esperimenti con una accuratezza straordinaria. Purtroppo, è una teoria che predice ma non spiega, nel senso che il modello di realtà che risulta dalle equazioni matematiche è assolutamente incomprensibile alla nostra intuizione e al nostro cervello, che si è plasmato sui fenomeni del mondo macroscopico.

Alla base di tutto sta la probabilità, che entra come elemento fisico fondamentale nelle equazioni base della teoria. Non la probabilità come la intendiamo solitamente, ma la probabilità come ente fisico. Questo ha delle implicazioni bizzarre, ma verificate sperimentalmente senza ombra di dubbio: ad esempio, quando dico che un elettrone è passato attraverso due fenditure di uno schermo, non devo intendere che l’elettrone è passato attraverso una fenditura o l’altra e che io, non sapendo quale, assegno alle due fenditure una probabilità di passaggio; devo intendere che l’elettrone è passato veramente, sdoppiandosi fisicamente, attraverso le due fenditure.

Un altro aspetto incomprensibile è il dualismo onda-corpuscolo: come mai nei fenomeni di emissione e assorbimento le particelle si comportano come tali e nei fenomeni di diffrazione, interferenza e diffusione si comportano come onde? Mistero.

L’aspetto forse più strabiliante è la non località. Supponiamo di avere 4 assi, due rossi e due neri. A prende un asso di un colore mentre B prende un asso dell’altro colore. A e B si allontanano. Se A scopre di avere l’asso rosso, allora so che B, a cui avevo assegnato probabilità del 50% al rosso e del 50% al nero, avrà l’asso nero. Nulla di strano, la probabilità era una codifica della mia ignoranza sullo stato del sistema. Ma veniamo alla probabilità fisica, quella quantistica. Ora assegno ad A due assi, uno nero e uno rosso, e lo stesso a B. In realtà i due assi ora sono particelle, ad esempio elettroni o fotoni, e il rosso o il nero sono proprietà fisiche come lo spin o la polarizzazione. Supponiamo ora che una interazione a quattro assi formi un sistema che deve avere un asso rosso e uno nero (ad esempio, un decadimento con spin zero). Ora A e B, dopo l’interazione, prendono ognuno due assi, uno rosso e uno nero. Che è così lo scopro guardando le loro carte, cioè facendo esperimenti in singola. Ora A e B si allontanano, sempre dopo che l’interazione ha agito. Se poi A estrae uno dei due assi ed estrae a caso il rosso, l’osservatore B, qualunque cosa faccia e comunque distante sia da A, scoprirà sempre e solo l’asso nero! Se A estraesse il nero, B estrarrebbe sempre e solo il rosso. Come fa la Natura a sapere che A ha estratto il rosso e determinare per B sempre e solo l’asso nero (o viceversa)? Come mai A e B, dopo l’interazione, continuano ad essere legati a qualunque tempo e distanza? Mistero. Questo è il risultato inequivocabile degli esperimenti, ed è ciò che è contenuto nella matematica della teoria.

Se queste sono le premesse, non c’è da stupirsi se, circa un anno fa, alcuni fisici si sono accorti che la teoria prevede un altro fatto strano, dovuto sempre all’effetto della probabilità fisica: il fatto di avere la probabilità di presenza della particella lungo una traiettoria (il gatto) e la probabilità dei suoi valori di spin o momento magnetico lungo un’altra (il sorriso del gatto). L’effetto è stato verificato sperimentalmente poco tempo fa con un fascio di neutroni, ma le conseguenze pratiche di tutto questo non sono ancora del tutto chiare.

Grazie Professore

 

The Daily Nurse

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Pubblicato il: 04-08-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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