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Annalisa Silvestro

2023_333210293460507_1784140147_nRegione di elezione: Lombardia
Nata il 9 novembre 1951 a Attimis (Udine) 
Residente a Attimis (Udine)
Professione: Infermiere – Presidente FN-IPASVI

Elezione: 24 febbraio 2013
Proclamazione: 5 marzo 2013

Membro Gruppo PD

Membro della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanita’)

Membro della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza

Quando “il capo” si fa intervistare, la democrazia ringrazia. Sul mio Network il confronto è e deve restare civile e costruttivo. La sua figura mi interessa più come donna, moglie, che si dibatte tra i 1000 impegni.
Un esempio per tante giovani colleghe.
Detto questo, non sono tenero. Moro diceva “Comprendiamo, ma non condividiamo”

Senatrice Silvestro Grazie per l’intervista. Donna, Presidente FN-IPASVI. Senatrice; come fa? Le viene tutto bene?
Io cerco di fare del mio meglio nel riempire di contenuti i diversi ruoli che si assommano nella mia persona. Il giudizio è ovviamente degli altri. Indubbiamente tenere insieme al meglio queste diverse componenti non è sempre facile. Frequentemente mi sento in armonia, altre volte una componente ha o vorrebbe avere la meglio sulle altre e allora faccio più fatica a mantenere equilibrio e serenità. Da anni ho però imparato a creare in me stessa sinergie di pensiero e di azione in modo da ottimizzare i diversi aspetti attraverso il mantenimento e il ridisegno di un filo rosso che le leghi. Quando ho dovuto decidere della mia vita ho scelto di fare l’infermiera pur essendo già inserita in un percorso universitario che avrebbe dovuto condurmi in altri ambiti e specificamente verso l’insegnamento. Ma volevo fare qualcosa di più vicino alla quotidianità della vita e che mi mettesse nella condizione di affrontare e dare risposta ai problemi degli altri ma in una logica di prossimità e vicinanza. Il medico? No, l’infermiere. Poi il darmi un progetto di vita e di professione che tenesse insieme voglia di studiare, di imparare, di continuare ad acculturarmi, di fare qualcosa a vantaggio degli altri come singoli, ma anche come componenti di una società che pensavo dovesse essere diversa. Ero cioè animata dal desiderio di incidere nel tessuto sociale con un contributo che servisse a cambiare il contesto in cui mi stavo inserendo in questo caso la sanità e i suoi molteplici stereotipi. Ed allora è stato quasi naturale pensare che dare una dignità diversa all’assistenza infermieristica e agli infermieri, contribuire a toglierli da quella sudditanza culturale e professionale in cui si trovavano avrebbe potuto essere un obiettivo nel quale potevo incanalare il mio modo di pensare e vivere la società, il mio ruolo di donna e di infermiera. La società non poteva che giovarsi di una assistenza infermieristica diversa da quella che stavo imparando ad effettuare. Poi è venuto tutto di conseguenza; potevo sostenere maggiormente il cambiamento e alcune battaglie che erano per la gente (una assistenza infermieristica professionalizzata e non un mestiere) e per i colleghi ( diversa dignità e considerazione nell’equipe di cura), assumendo alcune funzioni sia nel lavoro (coordinatore e poi dirigente) che nella rappresentanza professionale (ho fatto tutto il percorso che mi ha vista anche come consigliere nel collegio della mia provincia). Adesso l’esperienza di senatore…… ancora da meglio definire e analizzare ……. Ma in fondo sono lì come infermiera con una esperienza politica (anche se di settore – nella sanità e nell’infermieristica) che può essere utile nelle commissioni dove sono inserita.

Anni duri, lavoro, studio e tirocinio, Masters. Come si riesce?
Con una buona dose di fatica e con alcune rinunce che, nel mio caso, hanno impattato soprattutto nella mia vita privata. Ho però sempre supporto condivisione da parte di chi percorreva tratti di vita con me. Niente di eroico, comunque. La motivazione é stata sempre alta e gli obiettivi chiari. Fare l’infermiera continuava ad essere una scelta ( medicina, chirurgia e poi tanta anestesia/rianimazione e terapie intensive … ). E poi studiare mi è sempre piaciuto. Se poi quello che studi può essere applicato ….

Infermieristica è una professione femminile?
È una professione che vede al suo interno tante donne. E non solo in Italia. Penso che, più propriamente l’infermieristica sia una professione con caratteristiche che, secondo l’immaginario collettivo e culturale, sono legate alla femminilità. L’inserimento degli uomini ha meglio completato, a mio parere, la struttura della professione stimolandola nell’aprirsi all’esterno e a sentire propri altri aspetti, altrettanto importanti nell’esercizio di una professione di aiuto. Razionalità, metodo, maggiore consapevolezza di se è del proprio valore e dei propri diritti come prestatore d’opera intellettuale.

Valuta l’evoluzione della professione infermieristica negli ultimi 10 anni sufficiente?
Da un punto di vista giuridico e di strutturazione disciplinare direi di si, anche paragonandola ad altri Paesi dell’UE. Il vero nostro grande problema è che al quadro giuridico e al quadro concettuale non si è accompagnata un’altrettanto sufficiente evoluzione nei e dei comportamenti quotidiani. Non siamo riusciti a superare se non a macchia di leopardo (è anche vero che le macchie si stanno sempre più allargando) la sudditanza professionale e culturale ad altre professioni e soprattutto a quella del medico Dovremmo riuscire a velocizzare questo passaggio perché il mondo che ci circonda (sempre più conflittuale e complesso) non ci aspetta. La mia generazione ha compiuto un grande sforzo e si è posta degli obiettivi che sembrava utopico anche solo pensare. Alcuni sono stati raggiunti altri richiedono ancora impegno e soprattutto il mantenimento di una visione proiettata nel futuro. Adesso tocca alle generazioni successive prendere il testimone e correre in avanti cercando di consegnarlo più ricco a chi subentrerà.

In IPASVI da 20 e più anni, deve battere qualche record?
Record di cosa? Di durata e tenuta ? Non ci ho mai pensato. So che in ogni tornata elettorale davvero molti Presidenti mi hanno chiesto di ripropormi per il Nazionale e il consenso è sempre stato molto alto. Comunque mi metterò a riflettere sul tema “record”.

La struttura IPASVI ricalca “l’ Italia dei 1000 campanili”, non trova? Come riprendere il discorso con le segreterie critiche con Lei?
È la cultura del nostro Paese. Non è un caso che le le provincie siano proliferate negli ultimi anni e che ci siano tante resistenze al loro superamento. E non solo da parte dei politici. La territorializzazione “spinta” dovrebbe o avrebbe dovuto avvicinare i decisori ai bisogni della gente. Non è proprio andata sempre così. Come riprendere il discorso … . Solitamente il discorso non si interrompe unilateralmente e comunque la sua ripresa non può che essere ricercata con una volontà reciproca ragionando sui contenuti e non mantenendo e incrementando la polemica.

Donne, botte, femminicidio. Una parola definitiva? Una parola definitiva?
Magari fosse sufficiente dire la parola: Basta ! Gli uomini devono riflettere sul se stessi e sul rapporto con LA donna. Dobbiamo però impegnarci di più anche noi donne cambiando il nostro modo di essere figlie, sorelle, spose, madri e amiche.

Il lavoro in senato? Di quali commissioni fa parte?
Il lavoro in Senato è impegnativo e difficile a meno che non si sia interessati prevalentemente all’apparenza e al “mostrarsi” in ogni modo, pur che sia. Il lavoro è anche tanto e in alcuni momenti sfinente, per il dover cercare continuamente un punto di incontro tra le diverse posizioni alle volte anche nel proprio gruppo. Attualmente sono componente della XII Commissione Permanente Igiene e Sanità (del Senato) per mia richiesta e della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza (che vede insieme deputati – camera – e senatori) su richiesta del Presidente del Senato, on. Grasso.

La prescrizione Infermieristica? A quando?
Quando avremo una base certa che ci dia solidi elementi per costruire in sicurezza anche quel percorso. La decretazione, o l’accordo in Conferenza Stato/Regioni o lo strumento giuridico che si vorrà utilizzare per attivare davvero e con riconoscimento contrattuale la figura dell’infermiere specialista e le relative competenze, sarà il punto di svolta anche per ipotizzare quella funzione. Su questa ipotesi prospettica, però, la collettività professionale deve riflettere e dibattere in merito a quale tipologia di potestà prescrittiva, sui correlati percorsi formativi, sulle responsabilità, sulle relazioni intra professionali e (ultimo ma non ultimo), su come evitare le guerre puniche con le altre professioni. Ma soprattutto ragioniamo su cosa vorremo debba essere per noi la possibilità prescrittiva, senza scimmiottare altri che hanno un contesto professionale e una storia alle spalle, ben diversa dalla nostra.

Quali sono, secondo Lei, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
Dobbiamo superare questa drammatica situazione economica e contemporaneamente dobbiamo far capire, prima di tutto ai cittadini e poi ai decisori, qual’è il valore aggiunto che noi possiamo dare ai singoli e alla collettività che è sempre più vecchia ed affetta da fragilità, patologie invalidanti e cronico degenerative. Sono comunque convinta che le prospettive siano buone. Siamo la professione sanitaria del futuro. Adesso dobbiamo cercare di non farci trascinare in basso dalla frustrazione che, comprensibilmente, ci prende vedendo i nostri giovani soffrire per la pesante situazione che si trovano a vivere. Qualche piccolo passo è stato fatto con la legge sulla razionalizzazione della Pubblica amministrazione. Bisogna assolutamente continuare su quel percorso.

Grazie Onorevole Silvestro!

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Pubblicato il: 02-04-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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