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Andrea Cecconi

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1. Deputato Cecconi, grazie per l’ intervista. Deputato XVII legislatura. “Repetita 
Juvant”, si presenta ai nostri lettori?

Inizio con un doveroso ringraziamento per avermi rivolto questa intervista. Come avete già detto, sono un deputato eletto in questa legislatura con il MoVimento 5 Stelle e Capogruppo della XII Commissione Affari Sociali e Sanità
alla Camera dei Deputati.
Nato e cresciuto a Pesaro, ho 30 anni e sono padre di un bimbo di 1 anno. Di professione infermiere, mi sono laureato nel 2009 presso l’Università politecnica delle Marche con il voto di 110 e Lode ed ho sempre lavorato nei vari servizi
dell’azienda sanitaria della mia città. In precedenza ho lavorato per la stessa azienda come Operatore Socio Sanitario
per circa due anni. Oggi sono Deputato della Repubblica ma non ho mai smesso neanche per un giorno di essere infermiere: devo ammettere di soffrire la lontananza dal mio lavoro che, nonostante tutti i problemi e le difficoltà, appagava totalmente la mia persona. A conclusione della mia esperienza politica sento il desiderio, quasi il bisogno, di tornare a fare ciò per cui ho studiato: l’infermiere.
2. Lei è un Infermiere, mai come ora così tanto rappresentato in Parlamento. Un impegno non da poco, tre cose da fare subito per la Sanità Italiana?
E’ vero, mai nella storia della Repubblica vi sono stati così tanti infermieri a rappresentare i cittadini nella più alta istituzione del Paese. Provocatoriamente, però, le dico che siamo ancora troppo pochi: non perdo occasione per spronare i colleghi a interessarsi alla politica e contribuirvi concretamente per creare insieme il futuro della nostra professione.
Soffriamo ancora molto la sudditanza nei confronti di professioni sanitarie meglio rappresentate e politicamente più forti e abbiamo tutti la necessità di far valere maggiormente la nostra voce e le nostre idee. E’ ormai tempo di parificare la professione infermieristica e il suo riconoscimento sociale quello dei colleghi europei.
La sanità italiana sta attraversando un periodo difficile, dovuto in parte alla scarsità di fondi e di personale, ma, soprattutto, a politiche di revisione della spesa che sono orientate più a fare cassa che a migliorare i servizi. Ciò sta generalmente comprimendo la quantità e la qualità del lavoro, ma tre cose si possono e penso si debbano fare il prima possibile:

  • Riorganizzare le competenze, sia infermieristiche sia di tutte le altre professionalità sanitarie, per allinearci con i servizi sanitari occidentali più avanzati mantenendo, però, le peculiarità uniche del SSN: la gratuità e l’universalità;
  • Emettere una nuova legislazione sul rischio clinico e la responsabilità professionale: la medicina difensiva, i premi assicurativi abnormi e il pericolo di incorrere in querele che ogni professionista sanitario vive sulla propria pelle hanno il duplice effetto di sottrarre importanti risorse al SSN e di svilire la professionalità degli operatori sanitari.
  • In ultimo, può apparire scontato ma è determinante, lo sblocco del turn over.Quotidianamente mi riferiscono di realtà pubbliche in cui gli infermieri sono costretti a turni massacranti e, al contempo, sento distanti, troppi giovani colleghi che non riescono più a trovare un’occupazione, costretti, quando vabene, a lavorare per cooperative o come liberi professionisti, con stipendi da fame a fronte di una professionalità eccellente che ci invidiano in tutta Europa.

3. Il documento sulle competenze: quale pensa che possano essere i risvolti per
la popolazione e per i pazienti?
Come sempre, in Italia siamo in ritardo di 20 anni. Le competenze che oggi sono in discussione e che tanto sono osteggiate dalla classe medica, sono divenuti realtà da anni in tanti altri paesi europei. Il salto culturale è necessario e i cittadini vanno accompagnati in questo percorso affinché comprendano l’importanza dell’infermiere e della sua professione in una società moderna. I problemi iniziali e le resistenze anche da parte dei cittadini che ci saranno all’inizio di questo percorso, finiranno per essere mitigate e cancellate dalle nostre capacità e dalla dimostrazione sul campo che la nostra formazione e competenza ci consente di svolgere funzioni che fino al giorno prima erano di esclusiva competenza medica.
Aggiungo che la nostra empatia e la nostra vicinanza con le necessità e i bisogni dei nostri pazienti saranno, a mio parere, la peculiarità che ci permetterà di essere maggiormente apprezzati. Abbiamo un valore aggiunto che nessuno può toglierci e che rende la nostra professione così unica e indispensabile.
4. Infermieri e Ordini: quando partirà, a suo parere, l’iter definitivo?
Il disegno di legge sulla riorganizzazione degli ordini professionali è attualmente all’analisi della Commissione Sanità del Senato. Il lavoro della Commissione sta procedendo, ma non sarà una discussione semplice e rapida. Mi permetto di dire che con tutti i problemi che la sanità italiana sta affrontando, non penso che la riforma degli ordini rappresenti la priorità e che, essendoci la necessità di affrontare tematiche ben più importanti, queste dovrebbero avere la precedenza nei calendari di Commissione.
5. Perché sono ancora bloccati gli Ordini per le professioni sanitarie?
Vorrei approfittare di questa domanda per fare una breve riflessione. Gli ordini e i collegi necessitano sicuramente di una forte revisione ed è altrettanto vero che nei confronti del nostro collegio professionale il livello di affettività e di percezione da parte di noi infermieri è molto basso.
Molti di noi vivono il collegio, io stesso non nascondo di aver avuto la stessa sensazione, come un’entità a cui siamo costretti a versare annualmente una retta di iscrizione senza avere nulla in cambio, un centro di spartizione di soldi e potere spesso in mano a sindacati o a dirigenti del servizio infermieristico noti nel territorio. Il segno di questa disaffezione lo si rinviene anche nella bassa adesione alle elezioni del Collegio. Se gli infermieri avessero la coscienza del fatto che il proprio Collegio è l’ente deputato a tutelarli e se al suo ruolo venisse riconosciuta una forte autorità, ognuno di noi si recherebbe ai seggi o concorrerebbe a far sì che i suoi vertici siano quanto più competenti e aderenti allo spirito della professione.
A questo proposito, molti parlamentari, di ogni colore politico, affermano che gli ordini professionali sono entità che in questo stato andrebbero soppresse, non perché non ne riconoscano il ruolo, ma perché incapaci di svolgere appunto tale ruolo per via d’interessi privati e di logiche di potere.
Se gli ordini torneranno a farsi interpreti del loro ruolo di garanzia nei confronti dei cittadini e dei professionisti che rappresentano e noi politici saremo in grado di renderli utili e adatti alla loro missione, la stessa esistenza degli ordini avrà un senso che definirei anche sociale. Altrimenti, un qualsiasi intervento normativo, come quello che si sta tentando in Parlamento sugli ordini per le professioni sanitarie, rischia di diventare una lotta tra chi vuole mantenere un potere continuando a gestire il patrimonio dato dalle quote d’iscrizione e chi, invece, vuole renderli veramente utili fuori da una qualsiasi logica economica o politica.
Non è un mistero che l’attuale Presidente nazionale dell’IPASVI, Annalisa Silvestro, sia contemporaneamente Senatrice della Repubblica in quota PD, cosi come il Senatore Mandelli è il Presidente dell’Ordine dei Farmacisti e il Senatore Bianco è il Presidente dell’Ordine dei Medici.
Personalmente, non trovo corretto che un Senatore sia al contempo presidente  nazionale di un ordine professionale, essendo due cariche importanti e impegnative che non credo si possano svolgere contemporaneamente in maniera
efficace, ma soprattutto trovo ancor più scorretto che dei presidenti di ordini professionali abbiano la facoltà di poter legiferare in merito agli enti che sono chiamati a gestire.
Generalmente questa posizione si chiama conflitto di interessi e qui di interessi in ballo ce ne sono parecchi.
6. Politico e Deputato; quanto è difficile, con le vostre decisioni interne (M5S)?

La verità è che fare il deputato non è difficile, è impegnativo e richiede molto tempo e studio se si è intenzionati a svolgere il proprio ruolo con dedizione. Mentre la politica la facciamo realmente tutti. Anche il normale cittadino, l’operaio o l’imprenditore fa quotidianamente politica quando si confronta e mette in discussione le proprie idee o mette in atto comportamenti che modificano i propri rapporti sociali.
Il falso mito per cui per fare politica e/o il parlamentare occorra avere chissà quale preparazione, l’abbiamo sbugiardato con i fatti dimostrando che lavorando e studiando, cosa per cui siamo lautamente pagati, anche un semplice cittadino è all’altezza di prendere decisioni, legiferare e decidere in piena scienza e coscienza quello che secondo le proprie idee è la scelta migliore per il bene dei cittadini. E’ vero, il processo decisionale interno del MoVimento 5 Stelle necessita di maggior tempo e impegno. E’ più difficile partecipare a lunghe assemblee per
prendere una decisione politica o sottoporre alla votazione on line gli argomenti che maggiormente impattano sulla vita dei cittadini, ma la nostra è una scelta di cambio di paradigma radicale. Un passaggio da una democrazia delegata a una democrazia partecipata.
Riteniamo che non sia più possibile recarsi a votare e delegare un politico a fare scelte per il proprio conto. Sono stati fatti troppi errori in passato e la situazione italiana attuale è il frutto di un sistema politico e decisionale che ha fallito.
Il cambiamento che abbiamo messo in atto comporta che i cittadini eleggano altri cittadini e partecipino assieme ai propri portavoce alle scelte, alle scrittura di leggi e all’attività politica del proprio paese. E’ più difficile? Richiede più impegno? Richiede tempo per informare e rendere pienamente coscienti i cittadini che sono chiamati a scegliere? Certamente, ma ne vale la pena e rende ognuno di noi parte di un paese e di un mondo che fino a ieri era appannaggio di pochi eletti, mentre oggi passo dopo passo è nelle mani di ognuno di noi.
7. Riusciremo a salvare il Servizio Sanitario Nazionale?
Non nascondo che abbiamo il timore che ci sia una forte spinta alla privatizzazione o esternalizzazione di molti servizi che oggi sono nelle mani del servizio pubblico. Personalmente non ritengo che l’attuale sistema politico stia mettendo in atto le scelte migliori affinché il SSN possa continuare a essere quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Ci sono grossi problemi di competenza sia livello centrale che a livello locale con la nomina politica di direttori che non sono all’altezza del loro compito. Il servizio pubblico è pieno di bravi professionisti e anche di bravi dirigenti, ma fin quando sarà la politica e non la meritocrazia a decidere le nomine di coloro che devono gestire i servizi, il SSN vivrà in uno stato di difficoltà cronico.
E’ chiaro a tutti che, seppur in ristrettezze economiche, con poco personale e con strutture e mezzi tecnologici vetusti, un bravo dirigente ha le capacità di far quadrare un bilancio e rendere i servizi il più efficienti e competitivi possibile.
Allo stesso tempo, il Governo deve almeno garantire un finanziamento certo e un livello sopportabile di risorse umane. Di questo per ora, se si eccettuano i proclami televisivi, non abbiamo alcuna certezza.
8. Verrà al I Incontro della leopoldAinfermieri?
Certamente, sono stato invitato a partecipare al convegno in qualità di relatore. E’ la prima volta che mi viene richiesto di partecipare come relatore ad un convegno rivolto esclusivamente agli infermieri e ammetto di essere emozionato e onorato di poter parlare ai miei colleghi.
Poco più di un anno fa ero uno dei tanti che sedeva in platea mentre oggi sono chiamato sul palco degli oratori. Ovviamente ciò perché sono un Deputato e un alto rappresentante dei cittadini, ma nel cuore sono sempre un infermiere e spero di riuscire a trasmettere a tutti coloro che mi ascolteranno la mia vicinanza alla nostra
professione

 

9. E’ un politico animato da una franca passione, ma, quanti ce ne sono come lei?
Il Parlamento è pieno di persone capaci, oneste che dedicano la loro vita e il loro impegno al bene dei cittadini. L’onestà e la capacità non hanno colore politico. E’ altrettanto vero, ed è sotto gli occhi di tutti, che ci sono purtroppo tanti e troppi politici disonesti, incapaci e nulla facenti.
Il problema vero è che per quanto tu possa essere onesto e retto nel tuo operato, se sei inserito in un sistema corrotto e omertoso che schiaccia la tua voce al volere del partito e della lobby di riferimento, rischi di diventare complice di questo sistema, perché tacere le malefatte del tuo compagno di partito ti rende altrettanto colpevole.
Per essere dei buoni rappresentanti dei cittadini occorrono poche qualità, la prima di queste è l’onesta, se sei onesto e non hai interessi superiori al bene dei cittadini non hai nulla da temere nel tuo operato. La seconda è la coerenza: non si fanno promesse con il solo fine di raccogliere voti, le promesse devono essere mantenute e il programma elettorale con cui ti mostri ai cittadini va perseguito. Se la politica fosse mossa da questi due semplici principi, vivremmo nel paese più bello del mondo.

 

 

Grazie Deputato Cecconi

 

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Pubblicato il: 28-03-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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