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Giorgio Bert

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Dott Giorgio Bert, si presenta ai Ns lettori?

Medico, ottuagenario, già docente universitario, co-fondatore dell’Istituto CHANGE di counselling sistemico di Torino e di Slow Medicine: www.slowmedicine.it

 

La leggo con interesse nel gruppo Facebook Slow Medicine, una dichiarazione di intenti precisa. Cos’è Slow Medicine ?

È una proposta culturale e di prassi volta a costruire un nuovo paradigma di medicina che metta insieme gli aspetti tecnici migliori, le scelte di intervento fondate su evidenze scientifiche e la voce e l’esperienza dei cittadini, malati e non, in tema di salute; il tutto “filtrato” attraverso la griglia di una medicina ad un tempo “sobria, rispettosa, giusta”.
SM si definisce come “rete di idee in movimento” per sottolineare l’aspetto non piramidale-gerarchico e la dinamica provvisorietà delle scelte; a SM non esistono certezze né dogmi al di là delle tre parole che la identificano.
SM ritiene che gli aspetti spesso definiti come Medical Humanities: filosofia, antropologia, pedagogia, sistemica, competenze comunicative e relazionali, narrativa, arte… abbiano la medesima importanza delle competenze tecniche: la persona non coincide con la struttura biologica, e la cura riguarda la persona intera.
Sul piano organizzativo, SM è una associazione a cui è importante iscriversi per proporre iniziative che rendano più ampia la rete.

SLOW MEDICINE AAA

Sempre su Slow Medicine, quali progetti avete in cantiere?

Il principale, coordinato da Sandra Vernero, si chiama “Fare di più non significa fare meglio” e coinvolge società scientifiche, Ordini e Collegi professionali nella individuazione , ognuno nel proprio campo, di 5 pratiche di larga diffusione che risultino inutili o potenzialmente dannose. Il progetto e i primi risultati sono visibili sul sito www.slowmedicine.it

 

Di quali professionisti si dovrebbe avvalere la Medicina, per essere slow?

Di professionisti della cura, medici e non medici, formati all’ascolto e alla visione d’insieme, capaci di riconoscere che nel progetto di cura non esistono posizioni gerarchiche ma competenze diverse che si devono integrare e coordinare in funzione di un obiettivo condiviso; capaci di riconoscere il diritto dei malati a essere informati, a discutere, a scegliere, anche a rifiutare, fermi restando i fondamenti etici professionali. Ogni confronto deve essere un dialogo che produce uno spazio comunicativo condiviso, una partnership, mai uno scontro a somma zero: uno vince/uno perde… Quando si parla di salute, chi “vince” perde anche lui… Per fare un esempio: il medico che “vince” (cosa frequente) lo scontro col malato sostituisce alla competenza educativa propria della professione una pratica oppressiva e violenta che difficilmente risulta efficace; il medico che “perde” invece diventa un operatore di cui il malato non può più fidarsi; in un caso e nell’altro, la relazione si guasta o si rompe. In ultima analisi, non “vince” nessuno. Il professionista slow costruisce e mantiene le relazioni. Slow è sempre una rete.

 

Riusciremo a salvare il nostro Servizio Sanitario Nazionale?

Sì, se saremo capaci di pensarne un nuovo modello, egualmente pubblico e universalistico, adeguato a questa epoca, che tenga conto dei costi dell’ ipertecnologia e della sempre maggior presenza dei cittadini nelle scelte di salute. Occorre investire nella vita (anziani, disabili, infanzia e adolescenza, fragilità…) più che nella ricerca tecnica (“macchine” o farmaci di III, IV, V, VI…. generazione che rendono vantaggi solo ai produttori…); occorre opporsi con la massima decisione alla deriva neoliberista che vede nel mercato la soluzione di tutti i guai e tratta la salute pubblica come una merce e non come un diritto. Slow Medicine intende andare in questo senso in netta controtendenza, sia denunciando le sirene neo-liberiste, sia proponendo una prassi che ponga al centro la persona e i cittadini e non le leggi del mercato.

 

Ci racconta, nel rispetto della sua privacy, la recente esperienza che ha avuto con il SSN?

L’ho raccontata nel Gruppo Facebook “Salviamo il nostro SSN”:
“Non ho usato che raramente il SSN, un paio di volte in 30 anni direi… Di recente ho invece dovuto appoggiarmi al PS del mio ospedale di zona per un problema di aritmia cardiaca. Così mi sono reso conto che per qualche ora (notturna) un certo numero di operatori, medici e non, si è occupato di me utilizzando attrezzature e farmaci appropriati ed efficaci, e sono uscito con una serie di risultati di esami clinici (che in parte non avevo mai fatto in precedenza) e delle prescrizioni sensate e pertinenti. Il tutto senza spendere un euro. Ah, e non ho detto a nessuno di essere io stesso cardiologo…

Posso immaginare che ci siano situazioni più infelici a causa dell’affollamento o della difficoltà a comunicare da parte degli operatori: resta il fatto che un servizio sanitario universalistico e gratuito non può e non deve essere toccato; e che i cantori del “privato è bello” o sono ricchi o sono ingenui manipolati o sono in assoluta malafede. Salviamo il nostro SSN!

 

Infermieri e competenze avanzate, un giudizio?

So solo quello che ne ho letto e non posso dare giudizi meditati, tanto più che da anni non sono operativo; certo non condivido la difesa corporativa di certi medici né la presunta “centralità del medico” ormai un po’ vintage. Come ho detto, amo le reti e non le piramidi; Carlin Petrini di Slow Food parla di “austera anarchia”: concordo pienamente.

 

Ha capito cosa è in Nursing Generativo?

Comincio ora a capirlo, grazie a lei…

 

Medici ed Infermieri; due mondi che fanno fatica a parlarsi, una sua ricetta?

Il problema non è tanto “i medici e gli infermieri” quando il clima diffuso di rancoroso conflitto generalizzato da cui parole come “solidarietà” o “collaborazione” sono state espulse a favore di “competizione” o “potere”; un thatcherismo di ritorno potenzialmente disumano, accentuato ma non prodotto dalla crisi economica. Non solo medici e infermieri non si parlano, ma anche medici ospedalieri e medici del territorio, medici universitari e medici ospedalieri, specialisti e MMG, medici dei centri “di eccellenza” e medici “normali”, medici che vanno in TV e medici che non ci vanno, sociologi della medicina e medici… La sola possibilità che vedo, e che Slow Medicine tenta di attuare, è costruire “isole” in cui si ricostruisca il senso del collettivo, della salute bene comune, così da mostrarne la possibilità e i vantaggi sia per i cittadini che per i professionisti della cura.

 

Saremmo onorati di essere soci Istituzionali, ci accoglierete?

Credo proprio di sì! Mettetevi in contatto col Direttivo tramite il sito www.slowmedicine.it

 

SLOW MEDICINE AAA

 

Illuminante! La Sua testimonianza dimostra che: modernità è uno stato della mente. Io Sarò fortunato a somigliare crescendo.

Grazie Dott Bert

 

 

Claudio Giulio Torbinio

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Pubblicato il: 13-02-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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