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Gennaro Rocco

CatturaDott Gennaro Rocco, Presidente Ipasvi Roma, membro di FNC IPASVI. Si presenta ai Ns lettori?

Sono un infermiere con un lungo percorso lavorativo e che ha dedicato la vita alla causa professionale. Da tempo guido il Collegio di Roma e sono impegnato attivamente nella Federazione Nazionale come vice presidente. Credo fermamente in un sistema sanitario universalistico e mi batto per difenderlo e migliorarlo, nonostante le ben note difficoltà che la sanità mostra oggi anche in modo drammatico.

 

Nei giorni scorsi si è parlato di “Cabina di regia”, un suo commento sull’ accordo che state portando a casa per Noi?  

Il nostro interesse primario è rivolto all’articolato ed è su quello che ci siamo impegnati e che seguiremo fino al suo arrivo in Conferenza Stato Regione e alla sua approvazione. Riteniamo che la proposta di attivare una cabina di regia si prefiggesse un obiettivo: superare l’empasse che si era venuto a creare sul tema competenze specialistiche degli infermieri. Pare che l’obiettivo sia stato raggiunto .

 

Sempre sulla “Cabina”, pensa sarà un organo collegiale?

La lettura dell’accordo indica quella direzione. Noi riteniamo che il confronto tra tutti gli attori protagonisti di un sistema ad alta complessità come quello sanitario sia certamente utile e produttivo. Discutere in tavoli separati su questioni che riguardano e impattano su tutti i professionisti e assistiti non mi pare abbia portato ai risultati auspicati e attesi.

 

Nella prima bozza di proposta cito:” il ruolo e le responsabilità diagnostiche e terapeutiche e riabilitative, sono in capo ai medici…” è scomparsa la frase “in fieri” una differenza rilevante non trova?

Ci sono state diverse stesure “informali” prima di arrivare a quella presentata al tavolo e su cui c’è stato il confronto. In una delle bozze informali c’era un “in fieri” anche per gli infermieri. Comunque il testo finale mi pare accettabile pur non indicando nulla di diverso di quello che era ed è ben chiaro e noto a tutti.

 

Ha scritto al Governatore Zingaretti; un estremo grido di dolore?

E’ l’ennesimo allarme che gli infermieri lanciano alla Regione Lazio. I paurosi vuoti di organico vanno affrontati subito con misure eccezionali, serve una soluzione definitiva per i colleghi precari, lo sblocco del turn over e dei concorsi. Bisogna tornare ad assumere anche per scongiurare in Italia e nel Lazio in particolare, i drammatici eventi che stanno allarmando l’opinione pubblica inglese per l’aumento dei tassi di mortalità in molti ospedali dovuto proprio alla carenza di infermieri. E poi la crisi della formazione, con le scuole senza fondi nonostante il boom di iscrizioni e con i professori a contratto privi di un riconoscimento contrattuale ed economico per il prezioso lavoro che svolgono nelle università. Insieme agli altri Collegi del Lazio, chiediamo al presidente Zingaretti di intervenire con la massima urgenza. Non c’è più tempo e noi non abbiamo più energie per continuare a mandare avanti la baracca.

 

Sembra che il problema nella sanità Laziale sia stratificato negli anni. Basterà Zingaretti o siamo spacciati?

Noi lanciamo un grido d’allarme ma anche di speranza. Abbiamo un’ultima occasione per cambiare rotta e assicurare ai cittadini una sanità adeguata. Ci sono tutte le professionalità giuste per farlo. E anche la strategia da seguire è chiara: tagliare gli enormi sprechi che ancora esistono e investire sulla sanità territoriale, sulle case della salute, sugli ambulatori infermieristici, sugli infermieri di quartiere e di famiglia, sull’assistenza di prossimità che fa la differenza. Stiamo dando il massimo contributo affinché la Regione persegua questo modello. Se Zingaretti avrà il coraggio di cambiare marcia potremo farcela, altrimenti avremo sciupato l’ennesima occasione, forse l’ultima, per risollevare la nostra sanità.

 

Le parti sociali sembrano per ora ricoprire un ruolo secondario. Quando i sindacati faranno i sindacati?

Siamo concentrati su ciò che possiamo fare come Collegio. La nostra istituzione nasce per tutelare innanzi tutto i cittadini e lavoriamo per offrire ai professionisti gli strumenti culturali, etici e scientifici per garantire prestazioni di qualità agli assistiti. I sindacati fanno un altro mestiere, divenuto oggi particolarmente difficile a causa delle ristrettezze economiche generali. Ne capiamo le difficoltà. Ciascuno di noi può fare di più e deve impegnarsi svolgendo al meglio la sua parte.

 

Tornando alle competenze avanzate Infermieristiche, cosa accadrà a tutta la formazione post-base già acquisita?

Noi parliamo di competenze specialistiche e su questo fronte stiamo lavorando molto. Definiremo le modalità per l’ottenimento di ciò che è stato capitalizzato, con ulteriori progressioni e il riconoscimento dei titoli anche sul piano contrattuale ed economico. Sulle competenze specialistiche dobbiamo lanciare il nostro futuro con nuove modalità assistenziali e processi di presa in carico avanzati. E poi la formazione dei giovani e la ricerca. Si possono prevedere percorsi selettivi e progressivi per coinvolgere sempre più colleghi. La sfida è proprio quella di investire sugli infermieri che lavorano in campo clinico e si interfacciano con i cittadini. Senza il riconoscimento e la valorizzazione di questi professionisti non potremo affrontare le grandi sfide che ci attendono. Ecco perché diciamo: nuove conoscenze e abilità per i professionisti ma anche il loro riconoscimento. E’ una strada assolutamente percorribile perché ogni struttura può programmare tale riconoscimento a seconda delle proprie risorse. Ciò consentirebbe anche un utilizzo più equo delle risorse disponibili e la riduzione di sprechi e diseconomie che oggi mettono in ginocchio il sistema. Si genererebbe un meccanismo virtuoso per una professione intellettuale a tutto tondo, capace di grandi attività e risultati nel campo della ricerca a beneficio dell’intera collettività. Molte cose sono cambiate, oggi l’infermiere è un professionista titolare della sua disciplina e con un suo ruolo specifico. Ecco perché registriamo talvolta reazioni scomposte da altre categorie. Forse stiamo crescendo in modo inatteso per chi teme di perdere la sua posizione di rendita, decisamente non più al passo con i tempi.

 

See & treat, ambulanze India, nursing perioperatorio. Si partirà da qui?

Questi modelli sperimentali organizzativi alimentano un sistema nuovo che punta a dare servizi di qualità in tempi rapidi, con un’organizzazione operativa e capace di assicurare ai cittadini il massimo della competenza. Gli infermieri sono pronti a raccogliere la sfida ma pretendono che sia loro riconosciuto questo ulteriore sforzo. Insomma, non vorremmo che la logica sia: facciamo fare agli infermieri quello che finora hanno fatto i medici per pagare di meno. Occorre invece espandere e valorizzare le competenze proprie dell’infermiere che non intende affatto sostituirsi ad altre figure sanitarie.

 

Il dott. Cavicchi è aspramente critico nei confronti dell’ accordo. Un commento?

Quando si affrontano temi di questa portata è normale che ci siano ottiche e contributi diversi. Dico però che il dibattito è fruttuoso se conduce ad una riflessione critica il più possibile oggettiva. Noi siamo aperti a tutti i punti di vista, anche a quelli critici, pur di sostenere un dibattito sui contenuti che fa bene a tutti, a differenza delle polemiche.

 

Grazie Dott Rocco, illuminante la sua lucidità, in barba ai detrattori che parlano per pregiudizio.
Spero di incontrarla presto!

Claudio G. Torbinio

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Pubblicato il: 10-02-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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