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Alessio Biagini

biaginiAlessio, grazie per aver accettato di farti intervistare. Ti presenti ai nostri lettori?
Grazie a voi! Mi chiamo Alessio Biagini, sono di Ancona, ho 22 anni e sono uno studente in Infermieristica presso l’UNIVPM. Ho studiato precedentemente presso il liceo scientifico Livio Cambi di Falconara. Fortunatamente non manca molto alla mia laurea, dovrebbe arrivare entro quest’anno, e questa è una grande emozione per me!

Sei il primo studente che intervistiamo per “The Daily Nurse” e la tua testimonianza finirà insieme a quelle di nomi importanti del nostro sistema sanitario. Cosa ti ha spinto ad accettare questa intervista?
Sono molto onorato per questa opportunità. Ho deciso di accettare perché secondo me è giusto far emergere limiti e criticità degli studenti infermieri in Italia, che andranno ad essere formati come futuri professionisti della salute, ma che devono attraversare 3 anni, se tutto va bene, di puro sacrificio.

Sei uno studente, aggiungerei “modello”, del nostro sistema universitario. Un giudizio sulla formazione accademica infermieristica italiana? Cosa terresti e cosa cambieresti?
Grazie per il complimento. Vorrei risponderti dicendo che il corso di laurea in Infermieristica è molto particolare. Nelle altre università italiane, gli studenti hanno un periodo in cui si hanno lezioni frontali da seguire ed un periodo in cui possono preparare gli esami da dare poi nelle sessioni di esame, il tutto liberi da ogni tipo di lezione o pressione. Ricordiamo che i “crediti” assegnati ad ogni esame sono così suddivisi: 1 credito, 30 ore, di cui 12 di didattica frontale e 18 di studio ed approfondimento personale. Nell’università di infermieristica, quel periodo fra un semestre ed un altro è intervallato dal tirocinio. In pratica lo studente infermiere deve preparare gli esami mentre fa tirocinio e addirittura saltare giorni di tirocinio per presentarsi agli appelli degli esami, assenze poi ovviamente da recuperare, perché allo studente infermiere non è concesso di stare a casa, bisogna raggiungere il monte ore di tirocinio.

Non mi sento di dire che uno studente non dovrebbe fare tirocinio, anzi fortunatamente in questa professione c’è quasi più pratica che teoria, però devo dire che ci sono crediti assegnati veramente male, senza addentrarmi in dettaglio.

So che conosci molto bene l’inglese e tra pochi mesi terminerai gli studi. Recentemente abbiamo pubblicato un articolo intitolato “Infermiere, Zio Sam ti sta cercando”. Il tuo futuro è in Italia?
Ho letto con molto piacere l’articolo ed ho visto che da anche un collegamento diretto ai requisiti per essere un infermiere oltre oceanico. Devo dire che vedo la situazione del mio paese come preoccupante, nessuno rassicura noi giovani, nessuno mai a darti consigli sul come trovar lavoro in Italia. “Cerchiamo gente con esperienza” si sentono dire i miei amici. “Si ma come faccio a fare esperienza se nessuno mi fa iniziare?” Rispondono loro. E’ una situazione particolare, ed è ovvio che, aldilà del patriottico amore, uno si guardi intorno, e neanche tanto lontano. “Ti sei laureato? Bravo vai all’estero, che qui non c’è più niente da fare.” Magari ci si può provare, ma sarebbe un grande sacrificio.

Lo status di studente ti porta a girare diversi reparti e realtà ospedaliere ed extra-ospedaliere: gli infermieri sono tutti uguali?
Fortunatamente no, altrimenti le varie scuole per infermieri ed università formerebbero robot e non persone. Ognuno è se stesso e vive la professione in modo diverso. All’università ti lasciano con degli standard pratici che tu cerchi di rispettare, fino al giorno in cui ti trovi a lavorare con il classico infermiere che ti dice “ No ma lascia perdere, tanto i tutor non capiscono niente.” Eccola la fine della professione, ecco perché l’infermiere in Italia rimane al suo posto: l’operaio che lavora per il medico. Vorrei ricordare solo che l’infermiere non è mero esecutore: noi dobbiamo sapere cosa stiamo facendo e perché.

Anni duri, lavoro, studio, formazione e tirocinio. Come si riesce?
Personalmente in questi tre anni avevo sempre un singolo pensiero: Vuoi qualcosa? Va e prendila.
C’è davvero tanto ma tanto lavoro dietro ad ogni esame dato, dietro ad ogni divisa messa a lavare dopo un giorno di Tirocinio (lavoro). 8 ore ad apprendere la pratica e poi via a casa a studiare la teoria, la sessione d’esame incombe, e ancora mancano quei 15-20 capitoli. “Ti hanno bocciato? Potevi studiare di più!”
Sono anni in cui devi imparare a rivedere le tue priorità. Ci sarà tempo anche per svagarsi, per stare insieme, per rilassarsi; si tratta di capire se stessi, i propri bisogni e fare sacrifici se serve. Alla fine del corso di laurea, per chi arriva a finirlo, ti riscopri adulto, o perlomeno ragazzo maturo.

Recentemente di sta accendendo una grossa polemica sulle competenze infermieristiche avanzate: cosa ne pensi?
Il mansionario è stato abrogato da molti anni ormai, ma questa cosa non sembra possa essere facilmente digerita da chi, per più di 30 anni ad esempio, ha visto l’infermiere come un subordinato e non una figura con cui collaborare (parola sconosciuta ai più). Nonostante tutto, c’è ancora una visione verticale tra medici ed infermieri, ovvero medico dice ed infermiere fa: se invece si passasse ad una concezione orizzontale, ovvero medico parla con l’infermiere, valuta insieme a lui cos’è meglio per il paziente, tutte queste polemiche non ci sarebbero. Però purtroppo per fare dei passi avanti, si deve camminare insieme, non da una sola direzione.

Quali sono, secondo te, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
Quello formativo è secondo me un percorso ancora dinamico, che è nuovo ed ha bisogno di anni per trovare un equilibrio giusto di formazione. Con questo non sto dicendo che gli infermieri che al giorno d’oggi vengono formati male, ma che forse è sbagliata la distribuzione di crediti/tempo per gli studenti. A livello lavorativo, c’è soprattutto bisogno di fondi economici, perché di gente che sta male ce n’è tutti i giorni, e forse invece di diminuire i posti letto di vari reparti dovrebbero aumentare e dare più spazio alle cure. Però è anche vero che siamo fortunati, con il periodo che corre, ad avere la sanità gratuita in Italia, e non magari come la sanità americana, privata. Privatizzare la sanità in Italia sarebbe un grande male per le persone ed un bene solo per chi lavora negli ospedali.

Una mia opinione personale è che si è fatto tanto per portare la professione a questo punto, ma che c’è ancora tanto da lavorare ed ognuno di noi deve dare il proprio contributo, perché un fiume si sposta goccia per goccia.

“Per il potere conferitomi dalla legge, vi conferisco il titolo di “dottore in infermieristica”. Eppure è un titolo difficile da far riconoscere. Tu ti firmerai Dott Biagini?
Diciamo che continuerò a firmarmi Alessio Biagini, anche se non ci sarebbe nulla di sbagliato nel firmarmi Alessio Biagini. Dicesi di Dottore di persona “Dotta in …”, e dunque, dopo una laurea in infermieristica, io sarei “Dotto in scienze infermieristiche”. Si da facilmente del Lei ad un ingegnere, ad un architetto, ad un medico, ma si fatica a dare del lei o del dottore ad un infermiere: innanzitutto in Italia c’è la concezione errata del termine dottore, confuso con il termine di medico, che sono due cose ben diverse; oltre a questo, c’è una visione popolare in cui l’infermiere è un po’ la classe operaia dell’ospedale, quello che ha comunque compiti “di basso rango” che una persona laureata non farebbe. Basterebbe solo aprire un po’ le vedute dell’Italiano Medio e tutti gli infermieri si potrebbero firmare dott.

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante universitaria o extra-universitaria o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?
Sto attualmente lavorando su un progetto universitario: La mia tesi! Sto cercando di analizzare il percorso assistenziale al paziente con infarto, valutando l’assistenza secondo il metodo della pianificazione assistenziale. Inoltre vorrei illustrare le differenze di trattamento, nel territorio, del paziente in arresto circolatorio fra le Marche e l’Emilia.

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?
O inviandomi una mail (Recock92@yahoo.it) o tramite Facebook , cercando Alessio Biagini. Sarei più che felice di rispondere a qualsiasi domanda o dubbio di qualsiasi lettore!

Grazie e “in bocca al lupo” per la tesi!

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Pubblicato il: 26-02-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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