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Pat leoni

 

2078_1013599102039_4788_nCiao PAT, grazie per aver accettato di farti intervistare. Ci faresti una breve descrizione di te, di cosa fai nella vita e del tuo curriculum formativo e lavorativo?

 

Ciao Claudio, grazie a Te per avermi dato questa opportunità. Mi chiamo Patrizia, vivo in provincia di Roma, curiosità e testardaggine sono le caratteristiche che mi contraddistinguono .

 

Dal punta di vista lavorativo nasco come amministrativo, un lavoro che mi ha dato buone soddisfazioni professionali . Un giorno però decido che da grande farò l’ infermiera, quindi seguo tutto l’iter del concorso iscrivendomi alla Sapienza di Roma e dopo tre anni mi ritrovo laureata con lode, laurea seguita poi dal master in area critica con il massimo dei voti ed infine la laurea magistrale con 110/110 oltre ai vari corsi di BLSD, PTC, ALS, ACLS, PBLS, NBCR.

 

Nel frattempo, continuando gli studi, inizio il mio lavoro di infermiera nella rianimazione in un grande policlinico di Roma, inviata però da una cooperativa che procacciava infermieri ed o.s.s. all’ospedale. Dopo qualche tempo, vengo assunta a tempo indeterminato in una clinica convenzionata per la riabilitazione e dopo pochi mesi mi viene offerto il posto di responsabile coordinatore del reparto. Chiunque altro non si sarebbe più mosso di lì, ma non io. Infatti, scoperto l’avviso pubblico che l’azienda regionale emergenza sanitaria 118 aveva pubblicato per cercare infermieri per un breve periodo, invio il mio Curriculum Vitae e dopo qualche mese vengo assunta. Mi viene proposta la centrale operativa, ma scelgo l’ambulanza di tipo infermieristico. Da lì inizia il calvario dei contratti semestrali o annuali perpetuati all’infinito finché nel 2009, in seguito a concorso pubblico, vengo finalmente strutturata nell’azienda. Da quasi 4 anni mi trovo in comando presso un’istituzione pubblica di grande rilievo, sempre come infermiera emergentista.

 

Donna e Infermiera. Quali difficoltà hai dovuto superare?

 

Donna si, ma con un carattere forte e deciso, quindi devo dire che problemi legati alla discriminazione di genere non ne ho mai avuti o comunque non li ho avvertiti come tali; a livello personale la mia scelta mi ha portato a grandi e continue difficoltà, perché è difficile far capire a chi ti è vicino che a questo lavoro, se lo vuoi fare bene, devi dare anche l’anima.

 

Ci racconti la tua esperienza in area critica?

 

La rianimazione e il pronto soccorso mi hanno arricchito molto, umanamente e professionalmente. Poi finalmente la realizzazione di un sogno: il 118 e la vera emergenza, dove la mia capacità di gestione ed autogestione, parte integrante della mia professionalità, vengono messe continuamente in “campo” dai codici gialli e rossi che ti trovi ad affrontare da sola insieme al tuo autista soccorritore. E’ qui che ti rendi conto che la parola autonomia ha un senso e un prezzo molto alto da pagare a livello emozionale e di stress, ma arriva anche la consapevolezza che sei un vero professionista, che hai le conoscenze per farcela e non sei secondo a nessuno.

 

Hai un curriculum da docente? Insegni?

 

Ho sempre desiderato insegnare, ma mi viene risposto che i docenti vengono scelti tra il personale ospedaliero e quindi io sono fuori dai giochi….. il mio insegnamento lo riservo, almeno finché vige questa strana regola, ai colleghi neo laureati che chiedono i miei consigli…

 

 La libera professione e infermieri?

 

Meravigliosa la libera professione se l’infermiere potesse godere della completa autonomia derivante dalla sua professione, come accade per i colleghi europei.

 

Ma In Italia, strutture e sottostrutture fanno sì che la professione infermieristica in libera professione diventi un contenitore semivuoto, dove è più importante introdurre lo sfruttamento economico da parte dei soliti noti a discapito della professionalità e dell’infermiere stesso .

 

Formazione, studio, aggiornamento, quanto incidono nella tua professione e nel riconoscimento del tuo ruolo?

 

Formazione, studio, aggiornamento sono fondamentali in quanto parte integrante della mia professione, non potrebbe esistere l’una senza l’altra.

 

Il riconoscimento del mio ruolo…. Qui il discorso si complica e non di poco: c’è qualcuno che riconosce il mio ruolo? Non certo i colleghi infermieri che hanno ricevuto una diversa formazione da quella universitaria, non meno valida della nostra, ci tengo a sottolinearlo; tantomeno i medici che dall’alto del loro continuo sovrastimarsi trovano estrema difficoltà a definirmi dottoressa, ma trovano sminuente chiamarmi infermiera finendo così per chiamarmi con un generico “signora”, togliendomi di fatto il diritto ad un ruolo professionale; addirittura non riconosce il mio ruolo neanche la stessa FNC IPASVI che continua a definirmi infermiere professionale quando lo Stato italiano attraverso la laurea mi dichiara professionista.

 

Il fatto è che mi è stata data la patente per guidare la ferrari, ma mi hanno poi messa su una bicicletta con le mani legate chiedendomi di pedalare…..

 

Hai mai pensato di andare a lavorare all’estero? Se si, dove e perché vorresti lasciare l’Italia?

 

Si, in passato ho ponderato seriamente l’offerta di un lavoro in Australia, sempre come infermiera di ambulanza… perché? Perché desideravo rispetto per me e la mia professione e questo poteva avvenire soltanto in un Paese dove viene riconosciuto, anche a livello sociale, il valore del tuo lavoro e ti trovi sullo stesso piano di qualsiasi altro professionista .…. ma poi, la voglia di continuare a lottare perché sia il mio Paese a cambiare e non io a lasciarlo,ha preso il sopravvento ed eccomi qui… ho fatto bene? Sempre più spesso mi sento don chisciotte, ma non mi arrendo….

 

L’IPASVI è vicino agli infermieri? Cosa si potrebbe migliorare?

 

L’IPASVI, questo grande assente…..

 

Sembra appartengano alla classe politica da sempre, non hanno bisogno di ascoltare chi è impegnato sul campo, chi tutti i giorni deve lottare per tornare a casa indenne… Loro tutto sanno e tutto vedono.

 

Ho provato più volte a chiedereLoro se era possibile entrare a far parte in qualche modo dell’IPASVI, oppure attraverso loro poter accedere all’insegnamento, ,ma è un posto per una cerchia molto ristretta, quindi la risposta è stata quella classica: “le faremo sapere” ….

 

 Ti elenco diversi punti su cui si deve, a mio parere, lavorare seriamente se vogliamo migliorare:

 

- Guardando indietro nel tempo mi accorgo che gli anni in cui gli infermieri hanno ottenuto molto dal legislatore sono quelli a cavallo tra il 1994 e il 2000, poi avverto la sensazione che, chi si è insediato su quella poltrona, abbia pensato che eravamo giunti al capolinea, oltre il quale non potevamo andare. Credo invece che le lotte e i risultati di quegli anni debbano essere visti come l’inizio di un lungo percorso, sia per fare in modo che le leggi vigenti (vedi il decreto 739/94) vengano rispettate, sia per ottenere l’autonomia di cui abbiamo il diritto e il bisogno per svolgere appieno il nostro lavoro.

 

- I COLLEGI IPASVI hanno come finalità la tutela del cittadino e per fare ciò penso che in questo terribile periodo per il nostro Paese, servirebbe un controllo più accurato ed incisivo sui titoli e soprattutto sull’iscrizione all’albo degli infermieri che lavorano sul territorio e nelle cliniche private.

 

- Anche le cooperative sono veramente un problema che sembra non interessare nessuno, ma che in realtà nasconde il vero e proprio caporalato di questo secolo ( art.603/bis c.p.), e credo che l’IPASVI, in rappresentanza di tutti gli infermieri, debba far emergere la questione che obbliga tanti nostri colleghi ad un ruolo di manovalanza sottopagata.

 

- Gli infermieri militari con laurea in Infermieristica non possono diventare ufficiali, mentre una nostra collega statunitense è addirittura generale delle forze armate U.S.A… battiamoci affinché il nostro titolo sia riconosciuto nel suo pieno valore e non come qualcosa di serie B.

 

- Vogliamo parlare anche delle infermiere volontarie della Croce Rossa che infermiere non sono? La stessa Silvestro durante un congresso mi ha risposto che c’è una legge e quindi non possiamo farci nulla. Le leggi quando sono sbagliate vanno cambiate o modificate nei loro contenuti, ed è per questo che esistono le rappresentanze professionali.

 

- In Inghilterra, la prendo ad esempio in quanto ormai abbiamo più nostri infermieri laureati lì di quanti ve ne siano in Italia, sono previsti per gli infermieri vari livelli di carriera che vanno dall’infermiere di base fino all’infermiere prescrittore, retribuiti sulla base del livello che ricoprono, con il risultato che gli infermieri vengono continuamente stimolati a dare il meglio. In Italia siamo tutti uguali, i titoli non vengono riconosciuti, addirittura può essere coordinatore l’infermiere con il master in coordinamento, ma non chi ha la laurea magistrale, quindi in possesso di un titolo di studio superiore. Tutto questo si traduce in un appiattimento verso il basso che porta le persone a perdere gli stimoli e l’interesse per il proprio lavoro.

 

- la parola infermiere viene associata ad un umile lavoro del quale siamo ora supervisori in quanto responsabili. Penso che pubblicizzare, a tamburo battente, la figura dell’infermiere di oggi attraverso i mass media ed il web sia un ottimo strumento per farci conoscere dagli utenti.

 

- La trovata della cabina di regia di cui si parla in questi giorni è normale per Voi? Pensate che i medici permetterebbero all’intersindacale infermieri di decidere il futuro della loro professione e della loro autonomia? Questo genuflettersi continuo ha veramente stancato, la nostra professione è diversa da quella dei medici, noi non stiamo chiedendo di sconvolgere un sistema, vogliamo solo che venga messo nero su bianco ciò che gli infermieri fanno ormai da anni tutti i santi giorni che si recano al lavoro. Per ottenere questo qualcuno chiede uno studio diverso o più approfondito? Perfetto, abbiamo dimostrato in questi anni che siamo l’unica categoria che non si è mai tirata indietro quando si parla di aggiornarsi o di studiare, abbiamo le capacità e la voglia di fare.

 

- Anche l’università andrebbe cambiata, questo corso 3+2 con i moduli è un totale fallimento, se hai una “mini laurea” per l’immaginario collettivo sei un mini professionista, mentre sappiamo bene quanto dobbiamo studiare e quante ore di tirocinio ci aspettano. Meglio sarebbe un corso magistrale dove gli infermieri partano tutti da uno stesso livello per poi specializzarsi. Il più bravo e capace sarà il dirigente.

 

- Ho notato che negli ultimi tempi anche i corsi ECM sono stati modificati, mentre prima erano istituiti sia per medici che per infermieri , oggi mi sembra che i medici ci abbiano esclusi dai loro corsi. Ma ciò che il Ministero della Salute chiede anche agli infermieri è l’aggiornamento continuo in medicina e non in infermieristica per cui noi infermieri e i nostri cugini medici, volenti o nolenti, siamo costretti a lavorare insieme e per far questo dobbiamo avere le stesse conoscenze e lo stesso linguaggio. Questo mi sembra un altro grave problema da risolvere.

 

Potrei andare avanti all’infinito, ma forse è il caso che io mi fermi qui….

 

Cosa faresti, in breve, se fossi il presidente IPASVI?

 

Solo il mio dovere! Sapendo che mi trovo a rappresentare un esercito che se vuole può mettere in ginocchio il Paese, mi metterei a capo di questa lotta battendomi con le unghie e con i denti, senza mai scendere a compromessi, perché ogni compromesso va a svendere i diritti dei colleghi che sto rappresentando.

 

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?

 

Sono sempre piena di idee e di progetti, ma in questo periodo l’unico problema che canalizza tutti i miei pensieri è come trovare il modo per inserirmi per poter fare la mia parte nella difesa e il riconoscimento dei diritti della nostra professione. E’ questo è il momento giusto, se lo lasciamo passare ricadremmo di nuovo nel dimenticatoio per chissà quanti anni ancora.

 

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?

 

La mia mail è patrizialeoni@live.it, sarò ben felice di confrontarmi con i colleghi e non solo….

 

grazie pat

 

Grazie a te Claudio e complimenti per ciò che fai, ottimo il mezzo da Te scelto per tenerci informati e mettere in contatto noi infermieri .. …

 

dr.ssa Patrizia LEONI

 

Infermiere Emergentista

Commenti

commenti

Pubblicato il: 11-01-2014

1 commento »

  1. Pat Complimenti, scrivi quando e ciò che vuoi. lo pubblicheremo

    Comment by Claudio Giulio Torbinio — 11/01/2014 @ 17:59

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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