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Mauro di Fresco

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Prof. Di Fresco, grazie per aver accettato di farsi intervistare. Si presenta ai nostri lettori?

Sono un infermiere universitario assegnato presso la sala operatoria della chirurgia plastica del Policlinico di Roma. Nel 1994 mentre preparavo delle flebo medicate con un farmaco sperimentale altamente cancerogeno, l’ausiliaria con il giornale in mano mi ha chiesto di portare una tazza di latte ad un paziente. Rispondendo che avrebbe potuto farlo lei, stizzita, mi disse che non le competeva. Rifiutatomi di portare la tazza di latte, con una commissione d’indagine ad hoc costituita da medici e caposala, fui sospeso per 210 giorni, senza stipendio, in attesa di licenziamento. Abbandonato da TUTTI i sindacati, fui accolto da un avvocato filantropo che mi chiamò al telefono (la mia storia era finita su tutti i giornali e telegiornali, ben 87 articoli) e mi offrì il suo aiuto. Vinsi la causa e rientrai in servizio. Grato mi offrii volontario per aggiornare elettronicamente tutto l’archivio dello studio legale (scrivevano ancora a macchina). A forza di leggere i documenti legali, mi accorsi di avere una particolare passione per il diritto sanitario e inizia a studiare mentre superavo, da solo e senza aiuto sindacale, ben 10 procedure disciplinari che mi fecero con l’intento di soffocare la mia passione che stava influenzando altri colleghi. Fui trasferito da molti servizi perché sobillavo gli infermieri (così recitava il decreto rettorale) informandoli dei loro diritti. Ho vinto tutte le cause che ho promosso per trasferimento illegittimo.

Su consiglio di mia moglie ho studiato scienze giuridiche, giurisprudenza, scienze politiche e scienze della pubblica amministrazione, un master in diritto pubblico e un master biennale di II livello alla Suprema Corte in diritto sanitario (50 posti in tutta Italia), sono stato il primo presidente del Comitato per il Mobbing alla Sapienza ed il primo a teorizzare l’esistenza del diritto sanitario (1995), relatore di numerose pubblicazioni, insegno ai master e alla laurea magistrale alla I e alla II facoltà della Sapienza e tanto altro. Il mio sogno: trasformare ogni infermiere in un avvocato di se stesso, liberarlo dall’ignoranza e dal timore che lo pervade, riscattare la professionalità dell’infermiere.

 

Lei è Avvocato, ha un curriculum invidiabile, ma lavora in ospedale, perché? 

Sono praticante avvocato, è lo status dei dipendenti pubblici che non possono esercitare ma che continuano a frequentare gli studi e le udienze, cosa che ho ridotto all’osso dopo aver costituito l’A.D.I..

 

Cosa è l'AADI? Perchè AADI?
L’AADI è l’acronimo dell’Associazione Avvocatura di Diritto Infermieristico. Nasce in risposta all’inerzia di alcuni sindacati, evidentemente collusi con l’amministrazione, e di alcuni collegi IPASVI preoccupati solo di ricordarci come è stata brava Florence e di come mantenere lo status quo in modo da non perdere la poltrona. Sono stati i primi a scappare dai reparti; ed oggi ci danno lezione su come deve essere un infermiere mentre loro stessi indossano un bel camice bianco pulito stando seduti dietro una scrivania. Quando mia figlia mi chiede che lavoro faccio, io gli rispondo: lo sguattero. Perché in confronto alla cultura ed alla pratica internazionale, in Italia l’infermiere è uno sguattero. Non ho detto che viene inteso come uno sguattero, ma che lo è. L’A.A.D.I. vuole combattere non la mentalità popolare sull'infermiere cioè l’eterostima ma l’autostima cioè quello che veramente è. Anche ieri uno studente in infermieristica mi ha chiesto: ma che studio a fare. In prima clinica medica mi fanno consegnare le fette biscottate e le banane ai pazienti!
E’ vero. Questo fa l’infermiere. Non passo giorno senza che non abbia scritto una diffida o una denuncia o un ricorso contro un demansionamento inarrestabile, sempre giustificato da qualsiasi altra causa superiore. Ma quando verrà il nostro momento? Mai, se diamo retta ai nostri rappresentanti. Il loro momento è arrivato anni fa. Eppure io continuo a rifiutare gli incarichi per restare in contatto con la realtà, in divisa in sala operatoria per rimanere vicino alla base. Questa è l’A.D.I., un insieme di infermieri di ogni estrazione culturale che credono fermamente che l’unico modo per affrancarci è l’associazionismo; come in Inghilterra in America, solo l’associazionismo può fare la forza. L’AADI diffonde cultura del diritto attraverso la biblioteca scritta per gli infermieri, corsi, eventi, rivista, forum, assistenza legale via web H24 e in sede in tutta Italia. Conoscendo i nostri diritti difenderemo la nostra professionalità. L’A.D.I. si sta occupando attualmente dei buoni pasto avendo vinto tutti e tre i gradi d giudizio e del demansionamento. 

Come si sta espandendo l'Associazione? I progetti per il medio e lungo periodo?

L’Associazione conta ora 350 iscritti anche se è stata creata nemmeno 4 mesi fa. Stiamo cercando segretari provinciali e aziendali che curiamo con speciali corsi istruttivi di diritto sanitario. Ogni infermiere può iscriversi direttamente dal sito www.aadi.it. I nostri progetti sono diversificati e comunque tutti finalizzati all’unico scopo associativo: istruire l’infermiere al diritto e farsi rispettare, come si fa rispettare il medico. Esempio è il corso ECM che faremo il 15 marzio a Erice che tratterà, per la prima volta in Italia, dopo il mio intervento alla Camera dei Deputati, il fenomeno del mobbing infermieristico.

 

I sindacati, ne ha fatto parte, un giudizio? Quale è il confine tra sindacato e AADI?

Qualche sindacato intelligente ha capito che l’A.D.I. è il mezzo tecnico per far rispettare le norme contrattuali relativi all’infermiere. La logistica forense, gli avvocati di alto livello specializzati in materie sanitarie, le monografie e l’esperienza quasi ventennale, hanno indotto alcuni sindacati a convenzionarsi con noi. Agiamo come l’ufficio legale infermieristico dei sindacati. Purtroppo alcuni sindacati infermieristici ci vedono come antagonisti; peggio per loro, gli infermieri si stanno accorgendo che L’A.D.I. ha raggiunto dei traguardi sul fronte della tutela infermieristica reali tanto da indurli ad aderire all’AADI anziché al sindacato. L’infermiere ha bisogno del sindacato che contratta per lui (cosa comunque oggi utopistica) e dell’A.D.I. che lo accultura e difende il sindacato. Finchè non lo capiranno gli infermieri decideranno con chi andare. Finora ci siamo convenzionati con il COINA, il grande sindacato del Policlinico Gemelli, è in corso il tentativo di convenzione con la FIALS, NURSING UP e taluni collegi IPASVI.

 

Le competenze infermieristiche avanzate: un giudizio giuridico in merito?

Attendiamo la normativa. L’A.D.I. non fa politica né si fa coinvolgere in diatribe sterili. Esaminiamo il testo, lo analizziamo in combinato disposto con altre norme e lo spieghiamo. La critica è squisitamente giuridica non politica.

Diciamo che non va bene quando cozza contro norme e principi ineluttabili.

 

IPASVI è ancora la casa degli infermieri?

Se l’ IPASVI fosse la casa degli infermieri, in Italia ci sarebbero folti sfollati.

 

Come combattiamo il demansionamento?

Sul piano giuridico. Sono molti gli interessi che intrecciano la politica e i medici.

Solo con una raffica di sentenze positive potremmo imporre il rispetto dell’infermiere, spesso purtroppo anche contro gli stessi infermieri talmente succubi del medico e del sistema da essere mentalmente ciechi.

E se perderemo? Perderemo le battaglie ma vinceremo la guerra. Ci sono i presupposti, prima o poi qualche giudice onesto e preparato applicherà la legge anche per noi.

Febbraio sarà il mese in cui presenteremo due cause di demansionamento, le prime in Italia; ed hanno il marchio A.D.I.!

Il nostro motto è: “basta chiacchiere, ora i fatti”. I sindacati dovrebbero seguirci.

 

Dove inizia e finisce il confine tra medico ed infermiere?

Difficile dirlo. La legge e la giurisprudenza sono chiare e l’A.D.I. le sostiene. Invece, a causa di alcune false informazioni diffuse da alcune associazioni, sindacati, collegi, sembra che abrogato il mansionario l’infermiere possa fare tutto. Non sono d’accordo. Il giudice poi smentisce ma purtroppo ci rimette sempre qualche infermiere credulone. La nostra B.D.I. (Biblioteca di Diritto Infermieristico) aiuta concretamente a capire la verità, come stanno le cose oiggi e come dovrebbero essere. Lottiamo per trasformare la realtà, non insegniamo agli studenti fantasiose funzioni infermieristiche, poi quando andranno in corsia e puliranno le padelle, capiranno chi li ha presi in giro. Per questo si iscrivono all’A.D.I., abbiamo una quota speciale per gli studenti.

 

Se qualche lettore volesse contattarla come potrebbe fare?

www.aadi.it, info@aadi.it

 

La ringraziamo anticipatamente per la squisita disponibilità.

Un cordiale saluto

 

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Pubblicato il: 27-01-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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