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Alessandro Romagnoli

romagnoliCiao Alessandro, grazie per aver accettato di farti intervistare. Ci faresti una breve descrizione di te, di cosa fai nella vita e del tuo curriculum formativo e lavorativo?
Ciao! sono io che ringrazio voi per questa vostra attenzione nei miei confronti e considero davvero un onore “uscire” su THE DAILY NURSE. Allora 45 anni, 2 figli che sono il mio orgoglio e la mia gran bella professione che in quanto ad orgoglio è seconda solo ai miei figli. In mezzo tanto sport nel tempo libero. Dopo un diploma da Geometra, l’anno di militare e un annetto sabbatico in cui cercavo di capire se progettare case fosse il mio fine, è arrivata l’inspirazione giusta e così ho virato in tutt’altra direzione. Diplomato Infermiere Professionale nel 1993 ( ora il termine professionale ci sta giustamente abbandonando visto che i generici si stanno tutti avviando verso la meritata pensione) nella scuola regionale all’ex Umberto I di Ancona. Ricordi indelebili di quei 3 intensissimi anni, una efficienza e una organizzazione della Scuola ottima e una consapevolezza sempre più  avanzava che la scelta fatta era quella giusta. Il mio primo incarico al Regionale di Torrette fu in Clinica Medica – Ematologia e ci rimasi per 7 anni poi passai al C.O. 118 dal 2000 al 2006 dove coprii anche il ruolo di Infermiere dell’Elisoccorso Regionale , poi di nuovo in Clinica Medica fino al 2009 e infine gli ultimi 2 anni li ho passati al Pronto Soccorso. Nel 2009 ho conseguito un Master teorico – pratico di I livello in “Nursing degli accessi venosi” all’Università Cattolica in Roma c/o il Policlinico Gemelli dove mi hanno insegnato ad inserire Picc e Midline ( grande staff di professionisti di colleghi e medici con a capo il Dr. Pittiruti che consiglio a tutti di seguire attraverso le numerose iniziative congressuali che organizzano in tutta Italia o attraverso il sito web del GAVECELT). Infine sono Istruttore IRC di BLSD e socio fondatore dell’ ARES ( Associazione Regionale Emergenza Sanitaria) con la quale ho partecipato a diverse missioni.

Molti colleghi iniziano a lavorare nel privato e poi passano al pubblico. Tu hai fatto la scelta opposta, perchè?
Si dall’inizio del 2012 (sono due anni proprio in questi giorni) ho lasciato il posto pubblico e “Torrette”. In effetti mai avrei pensato di lasciare quell’Ospedale che tante soddisfazioni da un punto di vista professionale mi aveva riserbato ma poi, come si suol dire, l’occasione fa l’uomo ladro e le due proposte ricevute nel privato erano davvero allettanti per cui, dopo un breve periodo di riflessione, è arrivata la scelta. Con lo IOM ( Istituto Oncologico Marchigiano) in libera professione mi adopero nell’assistenza domiciliare oncologica mentre, con il Santo Stefano c/o la Residenza Dorica di Ancona, svolgo il ruolo di Coordinatore Oss e Infermieri con contratto partime  di 30 ore. Quando si percepisce che si lavora per un privato importante  e con le giuste fondamenta non si hanno troppe perplessità (perlomeno io non le ho avute ) così si valuta più la scelta professionale e non la differenza che ci può essere, nell’ambito di una sicurezza, tra pubblico e privato.

Le marche hanno ancora un servizio sanitario di prim’ ordine?
Direi che siamo a buoni livelli e oltre la media se valutiamo l’intero contesto nazionale. Certo è che in questo  periodo di crisi economica con dei tagli che inevitabilmente interessano anche il settore della sanità non si debbono fare troppi passi indietro rispetto ad altre regioni. Sto pensando alla spinosa questione degli organici sempre più ridotti nelle strutture pubbliche piuttosto che la vicenda della riconversione dei piccoli ospedali in case della salute ancora nel caos ( già realtà consolidate da alcuni anni per esempio in Emilia Romagna).

Cosa significa lavorare con i malati di tumore? Perchè questa scelta?
E’ stata una scelta in linea con la mia esperienza ospedaliera in cui a parte gli anni nell’emergenza mi sono trovato spesso ad assistere questa tipologia di paziente. Il malato di tumore necessita di un professionista che lo assista adeguatamente non solo in ambito tecnico ma che abbia buone capacità relazionali e che sia sempre attento ai suoi bisogni, anche i più marginali. A domicilio tutto ciò non cambia anzi, se in Ospedale il paziente si abitua ad un certo turnover del personale durante tutta la sua degenza, in casa come infermiere ci sei solo tu e per lui tu sei il suo unico riferimento.

So che stai frequentando un master per coordinamento. Cosa pensi dell’attuale offerta formativa universitaria italiana per gli infermieri?
Si con la E Campus ho iniziato questo Master in Coordinamento, lezioni tutte online mentre gli esami sono scritti e devono essere svolti nella loro sede a Roma. Le offerte formative ce ne sono eccome, molte attraverso appunto Master universitari alcuni davvero innovativi, come per esempio, quello sull’Ecografia applicata alle tecniche infermieristiche. Al giorno d’oggi l’Infermiere se vuole la possibilità di crescita ce l’ha anche se poi bisogna fare i conti con lo studio e gli esami che parallelamente dovrebbero andare avanti con il lavoro e quindi turni, salti di riposo ecc ecc  e questo a volte porta inevitabilmente a rinunciare a ciò che piacerebbe fare. Senza considerare i costi anch’essi causa a volte ostacolanti.

Gli infermieri sono tutti uguali?
In una professione ad alta umanizzazione come la nostra è impensabile di essere tutti uguali. Così come i medici in cui, anche in base alle varie specialità, le diversità sono enormi anche per gli infermieri è la stessa cosa. C’è una cosa che però a noi ci accomuna e che ho riscontrato in tutti questi anni in una buona parte dei mie colleghi: la dedizione e la voglia di fare sempre il massimo per la persona che soffre. Con i suoi gesti, con le parole, con le azioni concrete, di giorno, di notte, nei festivi, nei reparti, a domicilio in ogni contesto insomma. In un modo o nell’altro per il malato l’infermiere c’è sempre. E la gratitudine che il paziente dimostra è sempre la più grande ricompensa.

Quali sono, secondo te, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
Purtroppo siamo alle prese con una grave crisi occupazionale che da un paio di anni non risparmia nemmeno la nostra professione. Spero vivamente che si sblocchi questa situazione altrimenti rischiamo che molti validi professionisti scelgano la strada dell’estero pur di lavorare o abbandonano la professione. Anche nella mia ancora breve esperienza da Coordinatore in Residenza Dorica questa cosa l’ho potuta costatare facendo spesso colloqui con Infermieri neo laureati davvero validi, giovani professionisti pronti a mettersi in gioco dopo i tre anni di studio universitario e di duro lavoro da tirocinanti  in Ospedale. A loro dico di non demordere e di continuare ad aggiornarsi e di credere in questa professione.

Cosa faresti, in breve, se fossi il presidente IPASVI? Ti candideresti, anche solo a livello provinciale, per cambiare e migliorare la professione?
Devo essere sincero i primi anni seguivo di più il collegio andando a votare i nuovi direttivi, incontri di formazione ecc..mentre ora sono un pochino al di fuori delle varie attività che vengono svolte in sede collegiale. Se mi candiderei? Beh non l’ho fatto fino ad ora non credo che lo farò in futuro. Conosco molti miei colleghi che in passato lo hanno fatto e li ho ammirati per questo. Iniziative? In uno degli ultimi numeri della rivista che arriva a casa ne ho letto una che ritengo molto interessante e che si collega al problema della disoccupazione di cui parlavo sopra cioè di potenziare la biblioteca presente in sede e invitare tutti i colleghi soprattutto quelli in attesa di una occupazione alla consultazione.

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?
Tra il tempo che mi occupa il lavoro e lo studio pensare ad altri progetti proprio non riesco. Il Conseguimento del Master è ora il mio primo obiettivo. Con lo IOM insieme al Medico dell’Istituto è stato interessante iniziare l’attività di posizionamenti eco guidati di Midline  a domicilio. Purtroppo per i Picc ancora c’è l’esigenza di dover fare il controllo della punta del catetere con  un Rx torace in Ospedale e quindi ci  ‘’accontentiamo’’ dei Midline. Ne abbiamo dall’anno scorso inseriti una ventina.

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?
Possono trovarmi via e-mail alex.romagnoli@hotmail.it  ma anche su FB o più semplicemente al  339-2447149. Di nuovo un grazie a voi e un grande in bocca al lupo per questa preziosa attività di formazione- informazione e crescita che, con il vostro quotidiano online, ci offrite a tutti noi Infermieri.

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Pubblicato il: 19-01-2014

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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