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Luca Angeletti

angelettiCiao Luca, grazie per aver accettato di farti intervistare, ci faresti una breve descrizione di te, di cosa fai nella vita e del tuo curriculum formativo e lavorativo?
Grazie a voi, cercherò di essere sintetico: mi sono diplomato nel 1991, l’anteguerra per molti.. ed ho iniziato subito a lavorare in rianimazione clinica all’ospedale di Torrette di Ancona, per scelta, perché mi piaceva, mi interessava, mi sembrava la forma di assistenza infermieristica più complessa e tecnicistica che avevo avuto occasione di sperimentare durante il tirocinio. Oltretutto, nel ‘92, quando ho preso servizio dopo l’anno di leva militare, si poteva addirittura scegliere il reparto di destinazione..più o meno. Il mio curriculum formativo è molto breve: a parte la formazione di base e gli aggiornamenti periodici non ho conseguito (per scelta) nessun master o altro. Ho deciso di rimanere quello che una mia vecchia caposala definiva: un INFERMIEROTTO. Con tale definizione mi sembrava di aver capito intendesse l’infermiere che non si aggiorna, che non prende..che ne so.. un coordinamento, una specialistica. E’ indiscutibilmente vero che lo studio apre (non a tutti) la mente e le prospettive, ma è anche vero che l’ ”infermierotto” se valido e non tanto scazzato è sempre un valido aiuto. Ricordo inoltre a tutto il sistema dirigenziale che chi tira avanti la carretta è proprio un folto gregge di infermierotti come me.

So che lavori in un dipartimento di emergenza da molti anni, perchè questa scelta?
L’ho accennato nella risposta precedente: di infermieri neolaureati che scelgono la medicina o l’oncologia perché piace da morire non ne ho visti molti. E’ piuttosto comune invece che l’infermiere voglia entrare nell’emergenza per l’adrenalina, non tanto quella che si somministra, quanto per quella endogena che l’infermiere produce. Quando si è giovani ed infermieri l’adrenalina si cerca in molti modi e scegliere l’infermieristica e nello specifico l’emergenza mi sembrava un buon modo di ottenerla e sfruttarla. Poi, vista da fuori l’emergenza da l’idea (anche per colpa del cinema e della TV) di una grossa percentuale di successi, poi si scopre che così non è. Anche la tipologia di assistenza tipica soprattutto del PS e del 118 che io definisco “spotting” per indicare che è di breve durata e massima intensità sembra fornire un minor coinvolgimento emotivo rispetto ad un rapporto instaurato con un paziente oncologico e la sua famiglia.

Come valuti l’evoluzione della professione infermieristica negli ultimi 10 anni?
L’evoluzione negli ultimi 10 anni per me è stata percettibile, ma se volessimo parlare degli ultimi 20 direi che è stata molto più che significativa. Se si parla di valore assoluto della professionalità devo dire che da un lato si è assistito ad una crescita da parte dei nuovi infermieri; d’altro canto bisogna anche riportare che, in un computo totale che la tipologia di spinta che porta alla professione è cambiata negli anni. Sempre per dovere di cronaca bisogna riportare che spesso il livello di professionalità nel corso degli anni di vita professionale di un infermiere subisce una diminuzione che a volte non viene percepita dall’infermiere stesso che anzi.. si sente piu’ bravo. In sintesi si chiama scazzamento.

Quali sono, secondo te, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
Ah! Intanto sarebbe il caso di iniziare a dire alla popolazione che NON E’ PIU’ VERO CHE MANCANO GLI INFERMIERI!!!! Basta guardare l’affluenza ai concorsi di padova Macerata etc. Ma è fin troppo vero che gli infermieri non vengono assunti e che dopo un periodo di grassissime vacche dirigenziali (anni 80 e 90 dove la spesa non aveva nessuna importanza, adesso inizia il razionamento. Ovviamente dal basso e manco tanto dal basso visto che ci sono molti più OSS adesso che 15 anni fa. Stesso numero di dirigenti non infermieristici (o forse di più). INFERMIERI? Comunque la risposta alla domanda 4 è: GRIGIA.

Ti piacerebbe avviare qualche iniziativa infermieristica locale o nazionale? Se si, di che genere?
Siii, mi piacerebbe. Me ne piacerebbe una su tutte: veder nascere come funghi gli ambulatori infermieristici dove non solo vengano erogate meramente le prestazioni (non è la singola puntura o medicazione o rilevazione di parametri), ma dove venga presa in carico la persona, in tutto il suo essere. Ce lo faranno fare?

So che sei un consigliere provinciale IPASVI molto attivo, di cosa si occupi in particolare?
Sono un consigliere provinciale ipasvi. Sul molto attivo ci metterei un velo di bianchetto.. Mi occupo ormai da qualche anno della rivista del collegio di ancona “Confronto professionale”. E’ un attività che ho intrapreso con soddisfazione e che oggi secondo me ha bisogno di un saggio ricambio generazionale. La rivista ha rischiato di essere eliminata a favore della completa informatizzazione della stessa. Anch’io non ero completamente contrario se non fosse per il fatto che ci siamo resi conto che non tutta la popolazione infermieristica ha dimestichezza con i mezzi informatici ed internet. Poi la “palpabilità dell’informazione” è qualcosa di diverso. Oltretutto arrivare a stampare idee, pensieri, informazioni implica un certo senso di responsabilità, un concetto piuttosto chiaro a chi vede su internet scritte cose strane in momenti di impulso. La stampa fornisce tempi diversi, spesso la notte porta consiglio.

Una tua opinione sui percorso formativo universitario degli infermieri italiani? Hai avuto modo di confrontarti con delle realtà estere?
Rischiando di essere impopolare ritengo che l’università , così come è strutturata, non sia completamente adatta alla formazione del professionista infermiere. Secondo me manca uniformità, mancano tutor, gli insegnanti spesso non sono infermieri e poi manca il trait d’union tra la teoria e la pratica ed i ragazzi devono farlo da soli. Molti di loro li vedo un po’ abbandonati dopo il pagamento della tassa universitaria. Per quanto riguarda le realtà estere no, non ho mai avuto occasione di confrontarmi.

Cosa faresti, in breve, se fossi il presidente IPASVI?
Nazionale o provinciale?? Scherzo. Ho rischiato anni fa di diventare presidente dell’ipasvi di ancona a causa del numero spropositato di voti che ho ottenuto allora, credo grazie ai racconti che pubblicavo su “Comunicare” la compianta rivista dell’ospedale di torrette e su confronto professionale. Poi la paura di ricoprire un ruolo troppo grande per me (infermierotto) e la totale mancanza ambizione mi hanno relegato al ruolo di vice (che non volevo manco accettare). Cosa farei? Credo che andrei ad uno dei consigli nazionali e direi con tono pacato che è ora di alzare la voce ed i motivi e gli argomenti sono talmente tanti che non c’entrano in questa intervista. La mia occasione l’ho avuta, non ero pronto. Come presidente di ancona aumenterei la quota di iscrizione, ma per dare un servizio vero agli infermieri iscritti dalla A di assicurazione alla Z di Zumba (Zoloft a seconda delle esigenze)

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?
No. Mi piacerebbe pubblicare finalmente il mio libro di racconti di medicina narrativa.

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?
Al collegio non sono più molto presente, non respiro bene.. angelettiluca@libero.it oppure sono di nuovo su FB.

Bau!

Grazie per le risposte Luca!

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Pubblicato il: 04-12-2013

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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