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Massimo Rivolo

1394310_649664475096799_1976479073_aCiao Massimo, grazie per aver accettato di farti intervistare. Ci faresti una breve descrizione di te, di cosa fai nella vita e del tuo curriculum formativo e lavorativo?
Sono un infermiere libero professionista, ho sempre lavorato in forma individuale sin dal 1997, data in cui ho aperto la partita iva. Ho avuto negli anni molte possibilità di crescita professionale, per dire la verità non ho mai smesso di studiare e poiché la vita lavorativa ha portato a dovermi confrontare con numerose sfide, ho cercato di restare al passo con i tempi e a “guardare lontano”: un minimo di scintilla visionaria è necessaria in qualsiasi settore. In questi ultimi 15 anni ho conseguito un corso di specializzazione in wound care alla Bicocca di Milano poi ho fatto il corso di riconversione del vecchio titolo, nel 2008/2010 ho conseguito il master in vulnologia a Torino, poiché dopo l’istituzione dei Master nel 2006 mi sono sentito in dovere di regolarizzare la mia posizione. Ho collaborato con il Policlinico S. Orsola Malpighi come traduttore di linee guida e 5 anni fa ho aperto il mio sito I-Nurse.it in cui ho continuato da solista il lavoro di traduzione. Attualmente sono consigliere AISLeC. La mia vita professionale spazia dalle collaborazioni negli ospedali alle consulenze in associazioni di medicina palliativa, anche se da 12 anni lavoro stabilmente presso due studi di MMG.

Come si diventa liberi professionisti e quali difficoltà hai dovuto superare?
Diventare liberi professionisti in forma individuale è molto semplice, basta aprire la P.IVA (ci pensa il commercialista), poi è necessario dare comunicazione al collegio, al comune… Bisogna imparare a compilare correttamente le ricevute… iscriversi alla cassa di previdenza ENPAPI e stipulare un’assicurazione RC. Quando ho cominciato ero giovane, piuttosto spensierato e anche un po’ incosciente. Nel 1997 la domanda infermieristica era elevatissima, ricevevo moltissime proposte di lavoro ed effettivamente ho lavorato per 10 anni a testa bassa dalle 12 alle 14 ore al giorno. Sono stati anni durissimi, anche in considerazione del fatto che ho avuto molti problemi familiari (la morte di mio padre, una madre malata morta anch’essa a luglio di quest’anno…), ma ricordo quegli anni come un periodo in cui era possibile avere delle soddisfazioni importanti anche sotto il profilo economico.

Hai avuto modo di relazionarti con dei Colleghi liberi professionisti al di furoi dei confini italiani? Se si, la realtà estera è molto diversa da quella italiana?
Purtroppo non ho avuto nessun tipo di esperienza con i colleghi stranieri e quindi non posso dare alcun tipo di suggerimento, la mia esperienza è praticamente priva di significato.

La libera professione è il futuro della nostra professione? La consiglieresti alle nuove generazioni di infermieri?
Questa è una domanda da un milione di euro! Non sono in grado di dire se la libera professione diventerà il modello futuro degli infermieri, ma vedo che la sanità europea sta subendo un completo restyling, come peraltro ho cercato di delineare con un articolo della LSE che ho tradotto e pubblicato sul mio sito, in cui si descrivono gli scenari futuri di tutta la sanità europea: mezza pubblica e mezza privata! Secondo gli analisti economici, il modello attuale è obsoleto e non sostenibile. Io non sono in grado di valutare criticamente questi studi, ma penso che la necessità di rivoluzionare tutto sia piuttosto “ideologica” e non dettata da criteri puramente economici. Per tornare a noi, la L.P. (resto sulla forma individuale, la mia) può essere intesa in moltissimi modi: vuoi fare la LP per fare soldi? Lascia perdere! Vuoi fare la libera professione perché non riesci ad entrare in ospedale? Purtroppo una scelta dettata da una necessità ben precisa, attualmente la maggioranza dei colleghi ha fatto questa “scelta obbligata”! Vuoi fare la LP (in forma individuale) perché senti la necessità di lavorare da solo? Allora può essere una scelta ragionata: nel bene e nel male rispondi per te stesso, sempre e comunque! Se sei un bravo professionista i pazienti se ne accorgono, se invece lasci a desiderare i pazienti se ne accorgono allo stesso modo… C’è un aspetto non trascurabile che invece mi preoccupa ed è rappresentato dalla possibilità di riuscire a “restare a galla” con la concorrenza delle grosse società che “producono salute” e che nei prossimi mesi/anni diventeranno con molta probabilità i principali attori del sistema sanitario nazionalprivatistico (neologismo di tarda nottata). Con tutta probabilità, vedremo riaffiorare le vecchie mutue, o forme di assicurazioni private, di categoria e non, quindi è plausibile che i cittadini si rivolgeranno sempre più al comparto privato. Bisognerà capire e vigilare affinché non risultino rimborsabili dalle assicurazioni solo le prestazioni effettuate da “certe società”, in questo caso sarà veramente dura sopravvivere! In caso contrario, bisognerà attrezzarsi per rispondere in maniera adeguata (evidence-based) ai bisogni dei cittadini. Può sembrare un discorso commerciale, ma in effetti oggigiorno si parla di “produzione di salute”, “di prodotto salute”. È una forma di mercificazione della malattia? Credo di sì! Ma le politiche sanitarie non le decido io, al massimo le subisco! Io sarei dell’idea di creare una forma di sanità privata rimborsabile, circa un 80%, come avviene peraltro in numerosi stati europei. Se consiglio la libera professione alle nuove generazioni? No, non la consiglio. Quando mi chiedono io rispondo sempre che per crearsi una clientela sono necessari 10 anni! Nel frattempo come si sopravvive? I tempi sono drasticamente mutati da quando ho cominciato. In tutti i casi, ritengo non sia più sufficiente essere un generalista, bisogna specializzarsi in qualche settore e diventare esperti, molto esperti. Con conoscenze di nicchia ed esperienza si può avere qualche chance in più! Tutti i miei colleghi liberi professionisti che conoscevo sono tornati a fare i dipendenti! Sono tempi duri.

Gli infermieri sono tutti uguali?
Assolutamente no! Toglietevelo una volta per tutte dalla testa! Gli avvocati sono tutti uguali? I medici sono tutti uguali? Gli architetti sono tutti uguali? La tendenza a considerare una categoria composta di 400.000 unità come un organismo privo di identità individuale è assurdo, pericoloso e se mi permettete piuttosto sciocco! Se la maggior parte delle persone la pensa in questo modo è perché gli infermieri non hanno mai fatto nulla per distinguersi nella società, gli unici aspetti che conoscono i cittadini sono riconducibili a stereotipi grotteschi e privi di aderenza con la realtà: le porno-infermiere e gli infermieri machi che parlano maccheronico, questi sono i nostri principali cliché nell’immaginario collettivo. Un po’ pochino direi!

Come valuti l’evoluzione della professione infermieristica negli ultimi 10 anni?
Dipende da cosa si intende per evoluzione della professione infermieristica. Come libero professionista mi sento di dire che dopo l’abolizione del tariffario, grazie alla lenzuolate di Bersani, siamo diventati i nuovi schiavi della sanità. Ormai si lavora a prezzi stracciati. Tenendo in considerazione la percentuale di tassazione del nostro paese e le tariffe di 8-9 euro all’ora (quando va bene), è ovvio che per poter vivere bisogna lavorare 12 ore al giorno per avere delle entrate limitate, tenendo sempre ben in mente che non si hanno garanzie, né tutele! Motivo in più per pensarci bene ad aprire una partita IVA.

Quali sono, secondo te, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
Non sono in grado di rispondere. Penso ad un futuro molto fosco.

Cosa faresti, in breve, se fossi il presidente IPASVI?
Resto in tema libera professione. Una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la reintroduzione dei minimi tariffari. Cercherei in qualsiasi modo di ripristinare una tariffa che dia dignità ai lavoratori. Nessuno si arricchisce facendo l’infermiere, ma non si può essere umiliati da certi prezzi. Non si può svendere una laurea per 8-9 euro all’ora fatturati (4 euro netti ora, senza tfr, tredicesima, mutua…) Se la presidente dell’IPASVI dovesse leggere questa breve intervista, mi piacerebbe chiederle di portare questo problema nelle stanze dei bottoni.

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?
No, non sto facendo nulla di importante, né credo di averlo mai fatto. Cerco di aggiornare il mio sito con una certa regolarità. Mi sto occupando anche di economia, ho pubblicato svariati articoli con lo scopo di informare i colleghi. Sono stato uno dei primi a parlare della tragedia Greca e del Fiscal Compact con 3 anni d’anticipo. Adesso mi tocca rivedere il film ellenico proiettato nel mio paese senza poter fare nulla. C’è poca consapevolezza, troppa superficialità e disinteresse da parte di tutti. Ben vengano le rivendicazioni e la mobilitazione generale per dare dignità alla nostra professione come vedo sui vari siti internet, ma non si può litigare sull’abbinamento della cravatta con i pantaloni quando si è in mare aperto e si rischia di affogare, le priorità adesso sono altre, bisogna capirlo e porvi rimedio!

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?
Basta scrivermi una mail: massimo.rivolo@gmail.com. Vi ringrazio e spero di essere stato sufficientemente esaustivo. Un’ultima considerazione: se si è giovani, io consiglio di prendere seriamente in considerazione l’opzione “estero”, ci sono molte opportunità di crescita economica, di considerazione sociale e di soddisfazioni professionali. Studiate l’inglese, fate sacrifici, risparmiate soldi delle sigarette, happy hour, automobili, abiti firmati e frequentate regolarmente un corso di inglese. Fatevi degli amici inglesi, guardate la TV in inglese e parlate, parlate, parlate. Dopo 8-12 mesi di studio si è in grado di comunicare discretamente, poi una volta trasferiti in un paese anglosassone il resto verrà da solo. Abbiate fiducia in voi stessi!

Buona professione a tutti.

Massimo Rivolo 

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Pubblicato il: 06-11-2013

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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