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Luigi Cristiano Calo’

caloCiao Luigi, grazie per aver accettato di farti intervistare, ci faresti una breve descrizione di te, di cosa fai nella vita e del tuo curriculum formativo e lavorativo?
Grazie per avermi inviato il questionario, sono infermiere dal 2004, laureato ad Ancona, mi occupo di emergenza da quando avevo 17 anni (ora 32); ho iniziato come volontario presso il servizio di ambulanze nella Croce Gialla di Ancona. Collaboro attivamente per la crescita professionale della categoria e mi impegno a vario titolo all’interno del Pronto Soccorso (reparto di appartenenza da 8 anni) e del Dipartimento di Emergenza degli Ospedali Riuniti di Ancona. Ho partecipato a molti corsi formativi inerenti la traumatologia intra ed extraospedaliera, la cardiologia, il triage, ecc…Attualmente sono Referente regionale dell’area Nursing della SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza) e consigliere in carica dell’associazione di volontariato ARES-Italia (Associazine Regionale per le Emergenze Sanitarie e Sociali) . Partecipo inoltre alla formazione degli studenti di infermieristica come Guida di tirocinio e Guida di laboratorio per l’interpretazione dell’ECG, oltre che istruttore intraospedliero nel gruppo di emergenza urgenza e altre piccole attività con finalità migliorative (referente dipartimentale per la gestione del dolore e del risk-management).
Amo il mio lavoro e mi piace sperimentare le novità del settore con l’obiettivo di migliorare l’assistenza fornita al malato acuto e sub-acuto.

So che lavori in un dipartimento di emergenza, perchè questa scelta?
Ho iniziato lavorando come infermiere per un anno presso la Clinica Chirurgica, sempre ad Ancona, ma da sempre ho espresso la volontà di cambiare e trasferirmi nel dipartimento di emergenza. Credo che la passione e il trasporto per questa professione siano la scintilla che mi ha permesso di decidere e scegliere per il cambiamento: l’imprevedibilità degli eventi, il lavorare sotto pressione e in team regalano emozioni appaganti.

Ti piacerebbe avviare qualche iniziativa infermieristica locale o nazionale? Se si, di che genere?
Nel mio piccolo qualche rivoluzione l’ho già attuata: con l’aiuto di alcuni medici temerari ho avviato la gestione del dolore con un oppiaceo direttamente al triage sotto responsabilità dell’infermiere triagista; in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche si è istaurato un corso pratico di ecg, strutturato da infermieri per infermieri (in collaborazione sempre con  figure mediche perchè credo nella collaborazione tra professionisti). I miei sogni nel cassetto sono formare un gruppo di infermieri che si occupino principalmente di autoinfermieristica, con protocolli operativi capaci di lavorare in team e in autonomia nell’ambito del soccorso extraospedaliero e la formazione di un gruppo uniforme e compatto di triagisti regionali (in tal senso i primi passi si stanno muovendo in ambito SIMEU).

So che giochi un ruolo attivo nella Simeu Marche, di cosa si tratta?
La SIMEU è una importante società scientifica che si prefigge come scopo primario quello di uniformare, migliorare e comunicare le conoscenze in medicina di emergenza. Un’esperienza ed un’opportunità per lavorare e comunicare con altri esperti del settore. Tutti motivati e determinati a svolgere un’attività di miglioramento comune e secondo le evidenze scientifiche internazionali. Personalmente interpreto la SIMEU con un ponte di collegamento capace di trasportare linfa vitale a tutti i professionisti. Ogni volta che torno da una riunione o un avvenimento formativo mi pervade una sensazione di energia e di carica emotiva che mi permette di osservare i lavori in svolgimento e il futuro con ottimismo.

E cosa sai dirmi dell’esperienza Ares?
L’ARES, altra strepitosa esperienza di vita che ho la fortuna di condividere con un grupo ormai italiano e non solo regionale di fantastici amici e colleghi medici, infermieri e “non sanitari”, ma esperti in altri settori logistici, che con amore, passione e dedizione aiutano il gruppo di protezione civile della Regione Marche nelle varie attività. Essere uno dei consiglieri è un grande onore. Ci occupiamo di maxiemergenza e management dei disastri naturali come sismi, alluvioni che colpiscono popolazioni civili. Il gruppo è compatto, nonostante la lontananza geografica degli iscritti e la “famiglia” è in crescita. Questa è stata una magia creata dal Dr. Marco Esposito con il quale ho avuto il piacere di apprendere la traumatologia d’urgenza e non solo, purtroppo prematuramente scomparso. Ci ha lasciato in eredità tanti insegnamenti: la dedizione al lavoro, alla formazione di un solido gruppo di professionisti capace di lavorare in ambienti e condizioni estremi e di mettere a disposizione quanto di piu’ prezioso abbiamo…l’amore per il prossimo, le capacità e le “mani”. L’ARES è davvero una bella avventura. Sono anche un membro del gruppo materiali, coloro che in maniera più attiva e sistematica si riuniscono presso i locali della protezione civile per preparare tutto il necessario per le eventuali missioni; mi occupo con altri amici e colleghi del rifornimento delle casse per la “pronta partenza” e degli elettromedicali, sempre operativi e disponibili. Un lavoro spesso faticoso, ma estremamente ricompensante dal punto di vista umano.

Come valuti l’evoluzione della professione infermieristica negli ultimi 10 anni?
L’evoluzione infermieristica è in crescita costante, nuovi focolai di Colleghi capaci ed operosi si sviluppano in Italia anche se non con poche difficoltà. Credo che si possa fare di più e meglio, un po’ come la poderosa e prepotente evoluzione canadese per utilizzare un paragone; ci manca la presa di “coscienza” e la “consapevolezza”, siamo ancora profondamente legati alle tradizioni storiche del nostro passato e forse il cambiamento ci spaventa un po’. Fortunatamente non a tutti, molte evoluzioni sono state compiute e la popolazione inizia finalmente a considerare con nuovi occhi la nostra figura specialmente quella degli “urgentisti”; basti pensare alle tante iniziative territoriali sperimentali e non, l’infermiere domiciliare, l’autoinfermieristica, la figura del triagista o del triage see and treat. Quello che ci manca spesso non è il “fare ” o “saper fare”, ma il saper trasmettere, siamo ancora profondamente legati al non pubblicare le meraviglie della nostra categoria di professionisti e questo ci penalizza. Sono fiducioso pero’, il cambiamento sta avvenendo anche se lentamente, un passo dopo l’altro arriveremo lontano.

Quali sono, secondo te, le prospettive lavorative e formative degli infermieri italiani nel prossimo futuro?
La questione è spinosa, articolata e politica, il lavoro per i Colleghi giovani credo ci sia, ma le manovre finanziarie delle varie aziende e l’avvento di nuove figure non correttamente sincronizzate alla nostra stanno ostacolando le nuove assunzioni. Di positivo a mio avviso c’è la crescente valorizzazione dell’infermiere preparato, molti piu’ meritocrazia ed esami con domande ad elevato contenuto tecnico vengono proposti anche solo per un trasferimento tra aziende. Questo però comporta il continuo spostamento degli infermieri sul territorio nazionale in cerca di un lavoro o addirittura la migrazione presso altri Paesi. Sgradevole ma determinante risulta anche la questione stipendi e valorizzazione del personale, profondamente disomogenea in tutt’Italia, ma non vorrei addentrarmi troppo in questioni politiche a me sconosciute, credo che la compattezza e l’uniformità, “il fine comune” su questo argomento potrebbe apportare radicali miglioramenti.

Cosa faresti, in breve, se fossi il presidente IPASVI?
La figura del Presidente IPASVI, ammirevole e responsabile: credo servano una maturità intellettuale e professionale oltre che una grande caparbietà per affrontare le diverse questioni della professione. Se fossi presidente cercherei di capire ed interpretare oltre che l’inquadramento storico-politico della professione Infermiere in Italia anche le volontà e le necessità reali dei professionisti. Attenzione la porrei sulla questione della stratificazione della professione Infermiere, siamo davvero tutti uguali? Mi interesserebbe valutare quest’aspetto e conoscere il pensiero comune.

Attualmente ti occupi di qualche iniziativa importante o stai per accettare qualche progetto? Se si, ti va di illustrarcelo?
Attualmente l’unico progetto veramente importante risulta essere quello di modificare, possibilmente migliorare il “Me”professionista e il mio ambiente di lavoro e di portare a termine tutti i progetti precedentemente iniziati, odio risultare inconcludente.

Se qualche lettore volesse contattarti come potrebbe fare?
La mia mail è Inf.calo@hotmail.it, il mio cell è 333 3007411, su facebook cercate pure il mio nome Calo’ Luigi Cristiano, sono sempre favorevole al confronto e alle critiche.

Infermiere Luigi Cristiano Calò
Referente SIMEU Nurse Regione Marche
Az.Osp.Riun.Ancona
Sod: Pronto Soccorso e Med. e Chir. & Accettazione di Emergenza e Urgenza

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Pubblicato il: 29-10-2013

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Pubblicata da: The Daily Nurse

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